varie, 22 luglio 2003
Tags : Kosuke Kitajima
KITAJIMA Kosuke Tokyo (Giappone) 22 settembre 1982. Nuotatore. Medaglia d’oro dei 100 e 200 rana ad Atene 2004 e Pechino 2008 • «La sua superiorità stilistica abbinata a una maturazione costante e a una freddezza insondabile, gli aprono un futuro da dominatore assoluto
KITAJIMA Kosuke Tokyo (Giappone) 22 settembre 1982. Nuotatore. Medaglia d’oro dei 100 e 200 rana ad Atene 2004 e Pechino 2008 • «La sua superiorità stilistica abbinata a una maturazione costante e a una freddezza insondabile, gli aprono un futuro da dominatore assoluto. E niente, pare, può ostacolarlo: neanche un incidente a un braccio con tanto di ferita lo fermò» (Stefano Arcobelli, ”La Gazzetta dello Sport” 22/7/2003) • «Icona di un Giappone che freme per il piccolo imperatore della rana. [...] non può più salire su un treno- metro per evitare di rimanere intrappolato. ”L’auto è la mia salvezza. Ma sono contento che tanti si siano avvicinati alle piscine grazie ai miei successi”. L’assedio è costante, dovunque vada. Persino nella macelleria del padre Fujio, nel quartiere di Arakawa a Tokyo, il business è cresciuto a dismisura. Gli spot tv di Kitajima stanno soppiantando quelli di Thorpe: promuove noleggi di auto (Leo Pace 21), snacks (Lotte), bibite (Aquarius, la coca cola giapponese) e naturalmente costumi Speedo (il suo speciale, spaziale, è unico: celeste-azzurro). [...] si sa che a gestirlo è il manager del calciatore Nakata. Lui può. Dopo i due ori mondiali con record a Barcellona, è diventato il primo nuotatore pro del Paese, superando i rigidi cordoni regolamentari. Lui ha un canale preferenziale ormai anche con l’imperatore Akihito, che [...] gli ha conferito la Purple Ribbon Medal, una delle massime onorificenze giapponesi. ”Sto rafforzando la mia immagine”, è il massimo che gli si può estorcere. Non c’è scampo: scoprire Kitajima non è il caso, è impossibile provarci per uno straniero. La gentilezza è disarmante, l’impresa di farsi raccontare come si vive da Kitajima è tuttavia titanica. Si sa che le sue giornate sono cadenzate da ritmi quieti e infernali, calcolati al minuto. In auto, rapidamente, in piscina. Su Internet, per comunicare e farsi esaminare dai professori dell’Università di educazione fisica: ”Non posso perdere tempo”. A casa, per riposare. A divertirsi: quasi mai. Impassibile, Kosuke si scuote un po’ solo se gli parli della Porsche di Fioravanti: ”A Girona ha fatto fare un giro al mio allenatore”. Nomirasa Hirai, quasi un secondo padre, dal ”96 ha cominciato a ”cambiarmi testa, ora il nuoto lo vedo con più professionalità”. Non scappa più dall’acqua: ”Una volta uscii da scuola per andare all’allenamento, ma non ne avevo voglia e me ne tornai a casa a piedi per parecchi chilometri”. stata forse l’unica ribellione della sua vita. A cinque anni frequentava la piscina del Tokyo swimming centre soltanto ”per stare con i compagnetti e divertirmi”. In verità, a lui piaceva fare il judoka: ”Ci mettevo tanta rabbia sempre, perché odio perdere: una volta mi spezzai un braccio e così sul tatami finì. Ho rischiato di avere seri problemi di articolazioni, all’inizio ne ho sofferto anche in acqua quando ho dovuto aumentare i carichi”. A dieci anni nella mini olimpiade nazionale ”finalmente vinsi, da ragazzino non ero un vincente”. Si sta rifacendo con gli interessi: da tre anni, cioè dal dopo Mondiali di Fukuoka in cui riportò un giapponese su un podio internazionale dopo anni di attesa, non perde una gara. Imbattuto come nei misti lo è Michael Phelps. Parlando del quale, Kosuke fa un gesto più naturale del solito inchino: il suo sorriso è la massima espressione della felicità. ”Meno male che non fa la rana...”. Una recita, anche questa: perché sa di essere il migliore, di essere un fenomeno. Il ranista imbattibile non può che dire che la voglia matta, la curiosità e il solito spirito di emulazione gli scattò vedendo Fioravanti trionfare [...] tiene alte le frequenze di bracciata (’Non avendo il fisico devo metterla sulla tecnica...”), non nuota neanche tanti chilometri settimanali (40), ma è davvero il più vicino a Fiore, per l’estetica del gesto» (Stefano Arcobelli, ”La Gazzetta dello Sport” 12/6/2004).