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 2003  luglio 21 Lunedì calendario

Mistry Rohinton

• Bombay (India) 3 luglio 1952. Scrittore. Dal ’75 vive in Canada. È autore dei racconti di Firozsha Baag (Fazi) e dei romanzi Un lungo viaggio ( Fazi), Un perfetto equilibrio (Mondadori), Questioni di famiglia (Mondadori) • «Ha vinto più premi di quanti libri abbia scritto. Due volte è stato riconosciuto miglior scrittore del Commonwealth e a ogni romanzo si ritrova tra i finalisti del Booker Prize. […] Non ha mai amato la popolarità, neppure quando esordì […] “Provo disagio nel rispondere alle domande sui miei libri, penso che non ci sia molto da dire. Qualsiasi cosa si chieda, è già nel romanzo”. In barba alle tendenze d’oggi, i suoi romanzi sono grandi storie vissute dalla gente comune. Tant’è che gli americani lo hanno paragonato a Dickens, sebbene ambienti i suoi libri a Bombay. […] Nessuna trama gialla né serial killer o magie, niente di abnorme […] “Quando scrivo non inizio da una trama avvincente. Forse alcuni scrittori ritengono che la normalità non sia interessante. È un errore. L’ordinario è spesso straordinario. Tant’è che provare a dividere gli eventi nelle due categorie è un tentativo inutile: si ottengono valutazioni superficiali. La semplice vita, se osservata da vicino con pazienza e intelligenza, è portatrice di ricchezze che superano ogni aspettativa […] La sua attenzione alle relazioni umane si accompagna all’ardore etico. Lo applica quando narra la corruzione a Bombay o i disastri del governo di Indira Gandhi, ma anche su scala minore: prima o poi tutti i suoi protagonisti pongono domande alla propria coscienza. “Quando i personaggi si trovano ad affrontare un problema etico diventano più interessanti come esseri umani. È affascinante osservare questo tipo di situazione. Lavorare con le ombre del grigio è m eglio che usare soltanto il bianco e nero”. A differenza di molti autori di origine indiana, non ha bisogno del realismo magico per colorire la realtà. Anzi, la sua narrativa è stata paragonata al Neorealismo italiano, si parla di Neo-neorealismo asiatico. “Se proprio è indispensabile usare una parola, quella è realismo. Faccio il necessario per creare personaggi credibili e rendere interessanti le loro vicende. Ciò può significare non cedere alla tentazione di sgargianti giochi di parole e comporta la ricerca di un modo che renda l’autore quanto più invisibile gli riesce nella narrazione. I miei romanzi nascono da un’immagine o da un personaggio. […] L’unica responsabilità di uno scrittore è raccontare la verità come la vede”» (Cinzia Fiori, “Corriere della Sera” 1/7/2003).