varie, 20 luglio 2003
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Papadopulo Giuseppe
• Casale Marittimo (Pisa) 2 febbraio 1948. Allenatore. Nel 2010/2011 al Torino (B, subentrato a Franco Lerda). Subentrato a Sinisa Mihajlovic sulla panchina del Bologna alla 32ª giornata del campionato 2008/2009, fu esonerato dopo l’8ª giornata del 2009/2010. Nel 2007/2008 portò in A il Lecce. Nel 2002/2003 portò in A il Siena, l’anno successivo lo condusse alla salvezza, poi fu esonerato. Nel 2004/2005 alla Lazio (sostituendo l’esonerato Domenico Caso). Nel 2005/2006 al Palermo (subentrando a Del Neri) • «Sono come un calciatore che debutta a trent’anni. Eppure ho allenato tanto, ho vinto i miei bei campionati. Ho fatto la gavetta, insomma. Al contrario di altri. Non lo dico per rivalsa, ma me lo sono meritato. E adesso mi sento stabile […] Sì, perché ho conosciuto il retrobottega del calcio […] Ho avuto la fortuna di conoscere la faccia vera del pallone. Campi con più terra che erba, strisce tirate con il nastro. E i birilli si chiamavano birilli, mica cinesini […] Al primo impatto, non faccio una bella figura: mi si legge troppo facilmente addosso quello che penso, e tante volte è un problema. Ma mi basta che mi dicano: io fermo la barca, adesso rema tu. Benissimo […] Io entro nella psiche dei giocatori, li guardo in faccia, non delego, non parlo alle spalle, so anche essere duro ma sono sempre leale. […] Sono un po´ scapestrato, in effetti. Nei 90´ mi stravolgo, sembro molto peggio di quello che sono, in cravatta non mi sento a mio agio. Ma sono anche uno vero. Non recito una parte, non accetto compromessi, non cerco la cinepresa prima di parlare. Però mi rendo conto che in serie A sarà diverso. Vado alla scala del calcio, insomma, e un po´ mi dovrò trattenere […] Non lo dovrei dire, ma non sono stato valorizzato abbastanza. Ho avuto il solo torto di voler andare avanti senza spinte. Per questo qualche collega mi evita. Ma so che quelli che contano mi stimano, anche se posso essere scomodo […] Oggi per arrivare in serie A basta colpire un po’ di testa e saper fare un tiro anche corto. Ma non vedo atleti. Io lo ero, avevo un’elasticità incredibile, toccavo la traversa con la punta del piede: ci provasse uno dei ragazzi di oggi, si stirerebbe subito. Magari non se ne ricorda nessuno, ma a Messico ’70 ero nel listone dei 40 di Valcareggi. E a quei tempi, c’erano ben altri fenomeni, in giro […] Il mio giocatore ideale è un brasiliano tedesco, non so se rendo l´idea» (Emanuele Gamba, “la Repubblica” 5/7/2003).