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 2003  luglio 20 Domenica calendario

OཿCONNOR

O’CONNOR Sandra Day El Paso (Stati Uniti) 26 marzo 1930. Giudice della Corte Suprema (per 24 anni fino al 2005) • «[...] Nominata nel 1981 da Ronald Reagan, prima donna a sedere nella Corte suprema, Sandra O’Connor è sempre stata l’ago della bilancia tra l’anima più conservatrice dell´istituzione e quella più liberal. Non ha mai interpretato il suo ruolo come portabandiera del presidente che l’aveva scelta, ma ha agito con pragmatismo, schierandosi a volte su posizioni liberal, come sull’aborto, altre volte assieme ai membri più conservatori, come nella decisione del 2000 che attribuì a Bush, non ad Al Gore, la vittoria nelle presidenziali. [...]» (Arturo Zampaglione, ”la Repubblica” 3/7/2005) • «[...] la prima donna giudice della Corte Suprema, il suo ago della bilancia, voto fluttuante tra i quattro colleghi conservatori e i quattro liberal [...] detta ”la signora 5 a 4” dalla frequenza con cui determinava le sentenze, la più potente dei nove altissimi magistrati [...] donna aperta e coraggiosa che tra tante battaglie vinse anche quella contro il cancro. [...] le sentenze più celebri, su opposti fronti: dalla parte dei liberal nel ’92, quando difese l’aborto, nel 2003, quando protesse i diritti civili, e nel 2005, quando si pronunciò contro i monumenti ai Dieci Comandamenti nei tribunali del Kentucky; dalla parte dei conservatori nel 2000, quando si schierò per Bush alle elezioni in Florida, e contro l’inclusione di dirigenti gay nei boy scouts. Paradossalmente la O’Connor, una repubblicana legata al presidente Ronald Reagan, a cui dovette la nomina, sarà rimpianta soprattutto dalla sinistra femminista. Nella sua autobiografia, Lazy B: crescere in un ranch, la O’Connor raccontò di essersi sentita emarginata come donna in ogni professione: quella di cow girl prima - imparò a cavalcare, a sparare, e a guidare camion a 8 anni - di legale poi - dopo la laurea gli studi legali le offrirono posti di segretaria - e infine di senatrice al Parlamento dell’Arizona. Tutte esperienze che caratterizzarono il suo quarto di secolo alla Corte Suprema e ne fecero una riformista. ”Un Paese - dichiarò un giorno - si misura anche sul progresso sociale: ai miei tempi, solo l’1 per cento dei laureati in legge erano donne, oggi lo sono il 50 per cento”» (Ennio Caretto, ”Corriere della Sera” 2/7/2005) • «Se ogni tanto la Corte Suprema, una delle più conservatrici dalla Seconda guerra mondiale, sorprende l’America e il mondo, come ha fatto con le recenti sentenze a favore dell’integrazione razziale, i gay e la revisione delle condanne a morte, il merito è di una donna, la prima chiamata a farne parte [...] questa autrice di bestseller (tra cui uno sull’adolescenza nel ranch paterno in Arizona, quando a cavallo catturava le vacche con il lazo), si è dimostrata il membro più influente dell’alta magistratura Usa. Pochi riescono a prevedere con chi si schiererà di volta in volta: ” il voto fluttuante della Corte” dice lo storico Arthur Schlesinger, suo avversario politico (lui è democratico, lei repubblicana) ma suo ammiratore. ”E non perché sia una banderuola. Ma perché è piena di buon senso, incarna il pragmatismo americano”. Quando fu mandata alla Corte Suprema dal presidente Ronald Reagan, i liberal inscenarono dimostrazioni di protesta. A loro la ”giovane” O’Connor (53 anni) sembrava un’estremista di destra, con un’unica credenziale: una donna in un club per soli uomini. Ma oggi i liberal la benedicono, sebbene voti il più delle volte con i quattro giudici conservatori (William Rehnquist, Antonin Scalia, Anthony Kennedy e l’afro-americano Clarence Thomas) come nella decisione che assegnò a George Bush la vittoria alle contestate elezioni del 2000. Spesso questa signora dai capelli bianchi che negli anni ’90 sconfiss il cancro si allinea con i due colleghi moderati e i due di sinistra della Corte sulle questioni sociali. In parte, l’influenza della O’Connor è dovuta al suo speciale rapporto con il presidente della Corte, William Rehnquist, un repubblicano di ferro con un debole per il buon vino. Da quando studiarono insieme legge all’Università di Stanford in California, i due sono abituati a confrontarsi. E mentre di solito si trovano d’accordo, lei non esita a contrastarlo. In vantaggio con cinque voti a quattro, Rehnquist può trovarsi di colpo in svantaggio quattro a cinque. [...] In qualche caso, la O’Connor riesce a cooptare Rehnquist: lui si schierò con lei, ad esempio, a protezione del posto di lavoro di chi chiede permessi per assistere familiari malati. ” la conservazione dal volto umano’, conclude Schlesinger. I repubblicani sono persuasi che quando Rehnquist si ritirerà, se Bush sarà ancora al potere, lei diverrà LA prima donna presidente della Corte. Non si sposterebbe dalla destra, non sulle questioni cruciali per Bush, l’ordine e la sicurezza. La O’Connor ha votato per i ”tre colpi”, le pene maggiorate a chi commette lo stesso reato per tre volte (50 anni per furto). E ha votato per i poteri speciali dell’amministrazione contro gli immigrati» (Ennio Caretto, ”Corriere della Sera” 28/6/2003).