Varie, 20 luglio 2003
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Khodorkovsky Mikhail
• Borisovich Mosca (Russia) 26 giugno 1963. Petroliere. In carcere dal 2003, una prima condanna ad 8 anni per evasione fiscale, nel dicembre 2010 fu condannato ad altri 6 anni • «[...] Probabile protagonista come altri della disinvoltura fiscale e societaria dei primi anni Novanta nella neonata Russia post-sovietica, Khodorkovsky ha tuttavia ricevuto dal potere un trattamento del tutto speciale. Arrestato nel 2003 mentre dalla sua Yukos giungevano finanziamenti ai partiti di opposizione filo occidentali, mandato a scontare la pena in Siberia come accadeva nei tempi cupi, spogliato di tutti i suoi averi, fatto oggetto di nuove poco credibili accuse quando secondo la legge stava per diventare possibile la scarcerazione [...]» (Franco Venturini, “Corriere della Sera” 24/9/2009) • «L’uomo più ricco del paese […] una fortuna personale stimata in undici miliardi di dollari […] Nato in una famiglia moscovita di ingegneri votati all´industria di Stato, cresciuto sotto gli stendardi della Gioventù comunista di cui è stato dirigente, ha mosso i primi passi nel mondo del business privato ai tempi della perestrojka, riuscendo a trasformare le piccole strutture economiche pubbliche di cui aveva il controllo in strumenti al servizio della sua personale inventiva. Per fare un esempio, nel ´90, essendo presidente della Banca delle Innovazioni, un piccolo istituto di credito sovietico acquista il Centro Scientifico giovanile, altra emanazione finanziaria del partito e la trasforma in Società Menatep-Invest, un istituto di credito destinato a investire in programmi tecnico-scientifici. Non sappiamo quali investimenti abbia realmente fatto quella banca, probabilmente era solo una scatola vuota. Sta di fatto che Menatep è diventata negli anni la cassaforte delle attività economiche di Khodorkovskij, a cominciare dalla Yukos, una grand´azienda petrolifera che il finanziere acquista nel ´95, a quanto si dice, per un piatto di lenticchie. Oggi, Yukos è la seconda azienda petrolifera russa, dopo la Lukhoil (quest´ultima in parte di proprietà statale) e in procinto di diventare la prima, grazie alla fusione annunciata con la Sibneft di Roman Abramovich. […] Secondo il giudizio prevalente, a perdere Khodorsvskij non è stato tanto il disegno di creare al maggior gruppo energetico del paese (e quarto su scala mondiale) quanto le sue dichiarate intenzioni di avere un ruolo in politica, rompendo così il compromesso che Putin aveva offerto agli oligarchi, e questi avevano accettato, all´inizio del suo mandato. Compromesso che si può riassumere nella formula: “siete liberi di fare i vostri affari ma tenetevi lontano dalla politica” o, più realisticamente, da una politica contraria agli interessi del Cremlino. Khodorkovskij ha invece apertamente ammesso di finanziare la campagna elettorale della destra liberale e della sinistra comunista, nel chiaro tentativo di rafforzare le opposizioni e rompere il monopolio del partito del Potere, “Russia Unita”, guidato dal Ministro dell´Interno Grizhlov e ispirato da Putin. Come se non bastasse, Khodorkovskij ha annunciato di volersi impegnare negli affari ancora per qualche anno, per poi passare “a qualcos´altro”, parole intese come un´auto candidatura alle presidenziali del 2008 o del 2012. Improvvisamente, Menatep ha subito una prima perquisizione. Il presidente della holding, Platon Lebedev, è stato convocato in Procura per rispondere di una vecchia storia. Poi è toccato a Khodorkovskij, convocato come testimone, di doversi presentare davanti al giudice Karimov, lo stesso dei casi Gusinskij e Berezovskij. E non è finita» (Alberto Stabile, “la Repubblica” 5/7/2003).