Varie, 18 luglio 2003
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VELOSO Caetano Santo Amaro (Brasile) 7 agosto 1942. Cantante. Autore • «Più che un musicista sembra un sognatore di musica, un messaggero di alte sfere, un fine e irresistibile incantatore
VELOSO Caetano Santo Amaro (Brasile) 7 agosto 1942. Cantante. Autore • «Più che un musicista sembra un sognatore di musica, un messaggero di alte sfere, un fine e irresistibile incantatore. Da solo con la chitarra è talmente avvincente che per raccontarlo bisogna andare a scomodare esempi altisonanti, eccessivi. Del resto Caetano Veloso, per capire di cosa è veramente capace, bisogna vederlo dal vivo. […] ”Sogna” musica, e canzone dopo canzone diventa una sorta di sogno collettivo, concentrato, e sempre più intenso, appoggiato su capolavori come Meu coraçao vagabundo, Estrangeiro, Sampa, Desde que o samba è samba è assim. Quella che si intravede attraverso queste canzoni è una bellezza moderna, la cui qualità angelica è costantemente sporcata dalle cose terrene, dalle pulsazioni della terra dei tropici, dai sobbalzi delle danze popolari. I testi di queste canzoni parlano di antropologia, di identità nazionale, di metropoli da amare e comprendere, di cinema nuovo, sono soavi, ma a volte polemici, irregolari, mescolati con immagini inconsuete, frutto della voracità tropicalista che Caetano ha teorizzato. Associazioni che creano talvolta magie significative. […] Si ha l´impressione che qualche volta Ceatano, grazie alla libertà di pensiero che gli viene offerta dal ritrovarsi sul palco da solo, scelga all´impronta alcuni pezzi di cantare, che li decida al momento» (Gino Castaldo, ”la Repubblica” 14/7/2003) • «Era il 1970. Dovevo fare un provino per il film di Zeffirelli, Fratello sole, sorella luna . I produttori inglesi avevano pensato a me come San Francesco. Appena arrivati, di notte, con mia moglie, Dedè, e il mio manager siamo andati a fare una passeggiata verso Fontana di Trevi. La polizia ci fermò, chiese i documenti e, visto che non li avevamo, ci arrestò. Non credettero che li avevamo lasciati all’Excelsior. Avevo l’aria troppo hippy, capelli lunghi, non parlavo una parola d’italiano, sembravo una specie di drogato, magrissimo. Passammo la notte in cella» (Marco Molendini, ”Il Messaggero” 14/7/2003) • «Ho bisogno di continue ispirazioni, mi sento ancora prigioniero della mia mediocrità [...].La musica americana del Novecento è uno dei punti più elevati dell’esperienza artistica umana. Anzi credo che sia la cosa migliore che gli americani hanno dato al mondo in questo secolo. Per questo è difficile riproporre queste canzoni, già note a tutti. [...] Quando la mia generazione decise di mettere il naso fuori dalla cosiddetta musica colta nella quale eravamo cresciuti all’inizio degli anni ”60, intendo dire il jazz e gli chansonniers, ci guardammo attorno e trovammo cose straordinariamente belle e diverse tra loro, dentro e fuori il Brasile. Mia sorella Maria Bethania mi ha insegnato a capire Roberto Carlos e il suo pop melodico e commerciale, Gilberto Gil mi ha spiegato i Beatles con Sergent Pepper e io ho cercato di capire Bob Dylan. Confesso che allora non ci capii quasi nulla, il testo era difficile e lui non metteva le parole negli album. [...] A chi chiede se mi sento appagato, se sento di aver già dato il meglio di me, la risposta è no» (Rocco Cotroneo, ”Corriere della Sera” 11/11/2003).