Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  luglio 18 Venerdì calendario

FADIGA Khalilou Dakar (Senegal) 30 dicembre 1974. Calciatore. Acquistato dall’Inter nell’estate 2003, non superò le visite mediche per problemi al cuore

FADIGA Khalilou Dakar (Senegal) 30 dicembre 1974. Calciatore. Acquistato dall’Inter nell’estate 2003, non superò le visite mediche per problemi al cuore. «Strano, il destino: avere il cuore grande nella vita è un dono meraviglioso, nel calcio una (spesso) irrimediabile disgrazia. Vallo a spiegare al ragazzo di Dakar cresciuto per le strade di Parigi, che credeva di realizzare il sogno di una vita nel primo arrondissement dell’impero morattiano, Appiano Gentile. [...] ”Senef” con un’anima divisa in due (il Senegal e il quartiere parigino di Barbès), tre passaporti (senegalese, francese, belga) e un gol su rigore al Mondiale 2002 [...] Per l’Inter, l’estate 2002 in vacanza, aveva litigato di brutto con un turista romanista che in spiaggia gli aveva declamato il 5 maggio. Non la poesia: l’elenco degli errori all’Olimpico nella data più infausta della storia recente nerazzurra. All’Inter pensava già in Belgio (Liegi e Bruges), durante il viaggio di andata e ritorno con la Francia che gli ha fatto conoscere la donna della sua vita e la squadra (Auxerre) che aveva detto ”no” a Moratti, quando Fadiga non era ancora una figurina nell’album del presidente ma una grande passione sì. Dietro ai 364 minuti giocati tra Giappone e Corea con la maglia del Senegal - le quattro gare che lo hanno rivelato al mondo prima dello stop nei quarti con la Turchia -, c’erano un’infanzia vissuta a Dakar con la zia (fino a 6 anni) e un’adolescenza spesa a Parigi girando più quartieri che maglie (Psg, Red Star): rue de Chartes (’Dove sono diventato un uomo: a Barbès ho conosciuto anche la violenza”), la chiesa di Saint Bernard (’Ci si trovava là tutte le mattine tranne la domenica perché c’era la messa: l’allenatore era il parroco e l’unica regola era non prendere il pallone in mano”), rue Polonceau (’Il tempo libero lo passavo nei caffè. Là ho conosciuto tutto il mondo: africani, olandesi, francesi, tedeschi...”). Un frullato di culture, razze, lingue, alto 183 centimetri per 77 chili. Ecco perché, nell’allegra macchina da gol di Metsu che ha incantato il Mondiale, Fadiga ha rappresentato più di ogni altro la globalizzazione che si coagula sotto una bandiera: ”A volte mi chiedo se mi sento più a casa a Dakar o a Barbès. Ho cercato di prendere il meglio da ogni luogo in cui ho vissuto, ma alla fine mi rispondo sempre che sono senegalese e fiero d’esserlo”. Più o meno le stesse parole che urlò a quel negoziante di Daegu, in Corea, che l’accusò di voler rubare una collanina a pochi giorni dall’inizio del Mondiale. ”Era uno scherzo per far ridere i compagni”. Ha il cuore grande, Fadiga. Troppo» (Gaia Piccardi, ”Corriere della Sera” 18/7/2003).