Varie, 17 luglio 2003
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Masone Fernando
• Pesco Sannita (Benevento) 6 aprile 1936, Roma 2 luglio 2003 • «"Don Fernando", in questura lo chiamavano tutti così, per la sua cortesia inappuntabile venata da un´impercettibile sfumatura di ironia. Il soprannome gli era rimasto incollato man mano che scalava i vertici della gerarchia poliziesca occupando, una dopo l´altro, tutte le poltrone più importanti: dalla mobile di Roma alla questura di Palermo, da Capo della Polizia a segretario generale del Cesis, il Comitato esecutivo dei servizi. Quarant´anni in prima linea, sempre con quell´aplomb e quella gentilezza lievemente aristocratica: un alieno rispetto alla classica iconografia del poliziotto indurito dal mestiere e dal potere. [...] Una carriera che comincia nel 1963, dopo la laurea in Giurisprudenza: il giovane vice commissario in prova viene destinato alla questura di Campobasso. Dodici mesi dopo, a 28 anni, lo trasferiscono a Roma, squadra mobile. Ci rimarrà per 12 anni, di cui gli ultimi sei alla scrivania del dirigente, a capo di un team investigativo di altissimo livello di cui facevano parte nomi come Gianni De Gennaro, Rino Monaco, Gianni Carnevale, Carlo Jovinella. Anni in cui non si dormiva mai una notte filata: se non erano i Marsigliesi della Gang delle "Tre B" a svegliarti, col loro sistematico sterminio della mala stanziale, ci pensavano i sequestri di persona o il terrorismo in piena ascesa. Nel 1979 Masone passa alla Criminalpol Lazio mentre, sulla capitale, splende l´astro della Banda della Magliana, poi va a dirigere il I distretto, commissariato del Palazzo romano, vetrina per eccellenza: uno sbaglio in ordine pubblico e hai chiuso. Non sbaglia: nell´88 lo promuovono questore. Prima destinazione: Caserta, poi lo spediscono in una Palermo ancora scossa dalle grandi offensive di mafia: il commissario Giuseppe Montana e il vicequestore Ninni Cassarà sono stati assassinati tre anni prima, poi c´è stata la brutta storia di Salvatore Marino, morto dopo un interrogatorio. La poltrona è incandescente ma in due anni "don Fernando" riesce a riportare un clima più disteso. Nel 1991 Masone torna a Roma e la trova cambiata, più tranquilla ma sempre piena di insidie anche perché, come ogni questore sa bene, un fattaccio o un insuccesso nella capitale pesano doppio. Nell´agosto del ’94, a 58 anni, arriva la nomina che molti avevano pronosticato: capo della polizia. Al Viminale resta fino al 2000: sono gli anni della "Uno Bianca", della guerra di Mafia allo Stato. Tra i successi di Masone, l´arresto del boss Felice Maniero e dei fratelli Brusca. Il 26 maggio 2000 va a dirigere il Cesis: in trincea fino all´ultimo anche quando ormai sapeva di essere condannato» (Massimo Lugli, ”la Repubblica” 3/7/2003).