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 2003  luglio 16 Mercoledì calendario

LUCIO

LUCIO Lucimar da Silva Ferreira Brasilia (Brasile) 8 maggio 1978. Calciatore. Dal 2009/2010 all’Inter (dal Bayern Monaco), ha subito vinto Champions League, Mondiale per club, scudetto, coppa Italia (un’altra nel 2011) e Supercoppa Italiana. Campione del mondo col Brasile nel 2002, nello stesso anno ha raggiunto con Bayer Leverkusen la finale di Champions League (suol il gol del momentaneo pomeriggio prima del definitivo 2-1 di Zidane). È considerato uno dei migliori difensori del mondo. Diciannovesimo nella classifica del Pallone d’Oro 2002 • «Mancino, forte di testa, non veloce, ma abile nei recuperi grazie alle lunghe leve. E ancora: buono sia in una difesa a tre, sia in una a quattro. […] Segna spesso e volentieri: […] Giocava nel Gama di Brasilia e fu scoperto da Celso Roth, allenatore dell’Internacional di PortoAlegre, nonostante la sua squadra avesse perso 6-0. […] Tecnica brasiliana e spirito europeo. […] Uno dei suoi punti forti è la concentrazione […] In gioventù, per dire, gli preferivano Bilica, ex Venezia e Palermo, ora al Brescia. È molto religioso, come tutti i brasiliani del resto. Aderisce al movimento degli Atleti di Cristo» (“La Gazzetta dello Sport” 26/6/2003). «Al Mondiale asiatico, in quel Brasile dove si faticava a trovare una gerarchia di stelle, il ct Scolari partiva da un presupposto: “Gioca Lucio, il resto è tutto da valutare”. [...] In Giappone e Corea ha giocato tutte e sette le partite, senza essere mai sostituito, neanche per un minuto. Difensore centrale, i primi calci nel Guara, poi all’Interacional di Porto Alegre, lo stesso club che fu di Falcao, 1,88 di altezza e un senso lavoro e del sacrifico che ne ha fatto un punto di riferimento costante per lo spogliatoio della Selecao e dello stesso Leverkusen. In Germania dal 2000, numero 19 sulle spalle e un solo grandissimo rimpianto: la finale di Champions League persa nel 2002 contro il Real Madrid. Suo il gol del pareggio nella sera di Glasgow, superato solo da un’invenzione di Zidane. [....] “Il mio punto di riferimento è sempre stato Aldair, un professionista da imitare, visto quanto è riuscito a fare in nazionale e con la Roma”» (g.mor., “la Repubblica” 26/6/2003).