Giuseppe Turani, ཿla Repubblica 29/6/2003, 29 giugno 2003
«Insomma, al di là di quello che verrà accertato (e di come si difenderanno le banche) la storia è chiarissima
«Insomma, al di là di quello che verrà accertato (e di come si difenderanno le banche) la storia è chiarissima. In Lussemburgo sono stati emessi 300 milioni di euro di junk bond [obbligazioni spazzatura, ndr] Cirio e poi, attraverso gli sportelli delle banche, questi stessi bond (molto pericolosi) sono finiti nelle mani di ignari (o avidissimi) risparmiatori. Risparmiatori che o non sono stati informati sulla pericolosità dell’operazione o lo sono stati solo sommariamente. Undici fra le più rinomate banche italiane, questa è la sostanza della storia, si sono prestate a costruire un’operazione pericolosa e che infatti è finita male [...]. Che dire di tutto ciò? Che le banche italiane hanno perso un’altra occasione per comportarsi bene. La necessità (e la voglia) di fare soldi, di guadagnare commissioni su commissioni, le ha portate a costruire operazioni al limite della legge e certamente al di là della prudenza. Un conto è vendere junk bond a ”mani forti” (banche, fondi, ecc.), un altro conto è vendere questa roba ai risparmiatori, tutta gente che certo non ha i mezzi di analisi per capire quello che sta comprando. Si fidano della banca. Ma la banca, almeno nel caso di tutti questi junk bond che girano per l’Italia, non è stata il loro garante, il loro presidio sanitario. Anzi, è stata quella che ha spacciato loro droga, obbligazioni con alti tassi, ma destinate (in qualche caso) a svanire del tutto: interessi e capitale. Poi si dice: la gente non si fida del mercato finanziario. E vorrei anche vedere: ti fregano già in banca, appena metti i piedi fuori di casa» (Giuseppe Turani).