b, 14 luglio 2003
My name is bond, Cirio bond. 3 novembre 2002: Cirio non rimborsa un bond (prestito obbligazionario), emesso nel 2001 da Cirio Holding Luxembourg, da 150 milioni di euro
My name is bond, Cirio bond. 3 novembre 2002: Cirio non rimborsa un bond (prestito obbligazionario), emesso nel 2001 da Cirio Holding Luxembourg, da 150 milioni di euro. 8 novembre 2002: la Law Debenture Trust Corporation di Londra, società notarile-fiduciaria privata (trustee) che rappresenta gli obbligazionisti, dichiara il default (insolvenza) del bond. 19 novembre: il trustee decreta il cross default (estensione dello status di esigibilità immediata a tutti i bond contemporaneamente, a prescindere dalla durata prevista, non appena si verifichi la prima inadempienza) su tutte le sette obbligazioni della Cirio per complessivi 1,1 miliardi di euro (30 mila i risparmiatori coinvolti). 25 novembre 2002: Ubaldo Livolsi, della società di consulenza (advisor) Livolsi & Partners, chiamato al capezzale della Cirio dal presidente Sergio Cragnotti, incontra alcuni istituti di credito disposti a intervenire e riferisce che Cragnotti è pronto «a fare un passo indietro»; emerge l’ipotesi di un prestito ponte da 50 milioni di euro dalle sette banche creditrici: Unicredit, Intesa, Mps, Bpl, Bnl, Sanpaolo-Imi e Capitalia (alla fine il prestito sarà di 20 milioni). 3 gennaio: Cragnotti annuncia l’abbandono della presidenza e del Consiglio d’amministrazione della Lazio. 8 gennaio 2003: Cragnotti rassegna le dimissioni dalla presidenza di Cirio Finanziaria, rimanendo tuttavia nel Consiglio d’amministrazione.