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 2003  luglio 13 Domenica calendario

Esposto a Parigi, al Salone d’Automne del 1910, come ”pannello decorativo”, questo stupendo dipinto (La Danza II, di Henri Matisse) fu bollato di ”cacofonia demoniaca”

Esposto a Parigi, al Salone d’Automne del 1910, come ”pannello decorativo”, questo stupendo dipinto (La Danza II, di Henri Matisse) fu bollato di ”cacofonia demoniaca”. I visitatori non si erano ancora ripresi dal Salone des Indépendents, nel marzo 1907, dove erano presenti i Fauves (le ”belve”, così definiti dal critico Vauxcelles per i colori crudeli e i temi volgari), capitanati da Matisse. La Danse (lo studio o la prima edizione è al Momo a New York) riassume, conclude l’esperienza fauve di Matisse, ne rappresenta il vertice. Cinque nudi, rossi, dai volti di maschera, simili a quelli di Cézanne che Matisse venerava, si tengono per mano, intrecciando nel blu intenso una Sardana, antica danza catalana in cerchio di ritmo vivace, qui sfrenata, i due in primo piano e a sinistra non riescono a prendersi la mano. Le linee essenziali, i colori ridotti al rosso, blu, verde, terra, risultano di maturità e violenza espressiva stupefacenti. Le figure appiattite paiono già anticipare di decenni i ”papiers découpés” che creerà ritagliandoli nella carta blu. Il tema della danza era caro ai Simbolisti che vi scorgevano uno dei trampolini per raggiungere l’infinito. Matisse spiega che la prima sua preoccupazione è il ritmo, la seconda una superficie blu (allundendo al cielo del Mediterraneo in agosto), la terza una superficie verde, come i pini mediterranei. Concludeva: ”Con tali dati, i miei personaggi non potevano che essere vermiglio per ottenere un accordo luminoso”.