15 luglio 2003
Russo Assunta, di anni 43. Pugliese, impiegata delle poste a Genova, sposata con Galloppo Saverio, di anni 47, ispettore di polizia originario di Afragola (Napoli)
Russo Assunta, di anni 43. Pugliese, impiegata delle poste a Genova, sposata con Galloppo Saverio, di anni 47, ispettore di polizia originario di Afragola (Napoli). Dopo la separazione dal marito, circa otto mesi fa, viveva da sola con i due figli Sara di anni 8 e Davide di anni 4, in un vecchio edificio del quartiere Cornegliano. I coniugi litigavano spesso e il Galloppo aveva l’abitudine di alzar le mani. Lei s’era rassegnata per due anni a buscarle, confidando nel tempo che aggiusta ogni cosa, per poi ribellarsi lo scorso novembre e denunciarlo, denunciata a sua volta per avergli storto un dito. Negli ultimi tempi meditava di tornarsene ad Alezio (Lecce), dove era nata. La sera di martedì 8 il Galloppo andò a trovare i bambini, che doveva portare con sé in vacanza. Ripresero le discussioni, si udirono urla. Poi l’uomo telefonò al 118 chiedendo quattro ambulanze in modo che arrivassero in tempo per la donazione degli organi. Raggiunse la Russo in sala da pranzo e cominciò a scaricare la pistola d’ordinanza nella pancia, al collo e al petto di lei. Sparò altre due pallottole: nella testa del piccolo Davide, nello sgabuzzino, e in quella di Sara, che piangeva nella sua cameretta. Quindi coprì coscienziosamente i cadaveri con lenzuola e asciugamano, spense le luci e s’ammazzò. Sul tavolo una lettera in cui spiegava che non avrebbe sopportato di separarsi dai figli. Poco dopo le 22, al numero 13 di via Cornigliano, zona operaia nel ponente siderurgico di Genova.