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 2003  luglio 15 Martedì calendario

BIN YANG

BIN YANG. Nato a Jiaxing (Cina) nel 1963. Cinese ma con passaporto olandese, il «re delle orchidee», secondo uomo d’affari più ricco della Cina, con un patrimonio stimato da ”Forbes” in 900 milioni di dollari nel 2001. Una fortuna accumulata grazie alla coltivazione e alla vendita di orchidee, racconta lui. Arrestato nell’ottobre 2002, nel luglio 2003 ha subito una condanna a 18 anni di carcere per corruzione, frode fiscale, manipolazione contabile e uso illegale di terra agricola. «Nato povero nella provincia orientale Jiangsu, nel 1988, ad appena 16 anni, Yang va in Olanda, ufficialmente per studiare. Nell’89, in seguito alla rivolta studentesca di Piazza Tienanmen, chiede asilo politico. L’industriosità non gli difetta. E per sette anni Yang guida un’impresa tessile e acquista la cittadinanza olandese. Ma in Olanda apprende soprattutto l’arte dei fiori. Così quando decide di tornare in patria, comincia a coltivare orchidee a Shenyang, nel nord-est della Cina, e con un capitale iniziale di 20 milioni di dollari fonda la società Euro- Asia. Produzione ed export di fiori sono il trampolino di lancio per l’espansione nell’edilizia e nella finanza. Nel 2001 Euro- Asia diventa la prima società privata controllata da un cinese continentale ad essere quotata alla Borsa di Hong Kong. Yang beve e cena con altri funzionari del governo sia a livello locale che centrale. Entra in contatto anche con i politici della Corea del Nord che, a sorpresa, nell’ottobre 2002 lo nominano governatore di Sinuiju, la prima zona di libero scambio, al confine con Dandong. Mentre si prepara a varcare la frontiera viene arrestato e il suo impero messo sotto scacco. Dalle indagini emergerebbe che la gran parte della fortuna di Yang non sarebbe legata alle orchidee bensì allo sviluppo edilizio illegale. Secondo alcuni sostengono che Pechino si sarebbe irritata per la decisione di Pyongyang di creare un porto franco a sua insaputa e avere scelto Yang per amministrarlo. In ogni caso gli affari del re delle orchidee avevano già cominciato a scricchiolare, con l’indebitamento salito a oltre 1,1 miliardi di yuan, di cui 900 milioni con banche statali. Che hanno tagliato il credito e congelato i conti» (Giuliana Ferraino, ”Corriere della Sera” 15/7/2003).