Varie, 15 luglio 2003
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Uris Leon
• Baltimora (Stati Uniti) 3 agosto 1924, Shelter Island (Stati Uniti) 21 giugno 2003. Scrittore. Autore di Exodus (1958) l’epopea di oltre seicento pagine sugli ebrei d’Europa – dai pogrom alla costituzione dello Stato di Israele – tradotta in cinquanta lingue e da cui il regista Otto Preminger (nel 1960) trasse l’omonimo film con Paul Newman. Oltre a renderlo ricco e famoso – in America divenne il libro più venduto dai tempi di Via col Vento – Exodus fu considerato per decenni una sorta di Bibbia dal movimento dei dissidenti ebrei nei paesi comunisti. Soprattutto quelli russi, che sfidando la censura lo lessero in clandestinità, traendone ispirazione e stimolo. Nonostante l’assenza di una cultura ”formale” – abbandona gli studi a diciassette anni – Uris è l’autore di alcuni dei bestseller più fortunati del dopoguerra. Tra i suoi romanzi di successo basta ricordare Prima dell’uragano, Le colline dell’odio, Topaz, tutti e tre diventati film. […] Come Gideon Zadok, il protagonista del suo romanzo più autobiografico Mit l a Pass, del 1988, Uris era nato a Baltimora da una povera famiglia di profughi russi ed era cresciuto a Norfolk, in Virginia. ”Mio padre non si è mai scrollato di dosso l’asprezza della vita nella Russia zarista e l’astio l’ha reso un uomo fallito”, afferma Leon. Gli insuccessi paterni lo spingono a voler sfondare. ”Per emergere ho sgomitato come un pazzo, usando ciò che potevo a mio vantaggio durante la scalata ho fatto del male a tanta gente”. Nonostante i critici non l’abbiamo mai amato, la ”New York Times Book Review” lo definisce ”un cantastorie migliore di Pynchon, Barthelme e Nabokov”. Grazie ai memorabili protagonisti ebrei dei suoi libri: creature surreali che si scatenano sulla pista da ballo e subito dopo corrono a far saltare in aria i nazisti (Andrei Androfski in Mila 18), o Sabras belli come attori ma furbi come 007 (Ari Ben Caan in Exodus) o eroici marine irlandesi che si candidano alla Casa Bianca, scoprendo di essere nati ebrei (Patrick O’Connell di A God In Ruins). ”Per cinque decenni Uris ha fornito l’alternativa a Shylock e la risposta ai secchioni brutti e perdenti alla Woody Allen”, scrive Darren Garnick sul ”Jerusalem Report”. ”Credo che il mio merito sia stato presentare al mondo qualcosa che non sapeva degli ebrei – afferma nella sua ultima intervista – e che gli ebrei non sapevano di se stessi”» (Alessandra Farkas, ”Corriere della Sera” 25/6/2003).