Varie, 15 luglio 2003
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Sharapova Maria
• Nyagan (Russia) 19 aprile 1987. Tennista. Vincitrice di Wimbledon 2004, degli Us Open 2006, dell’Australian Open 2008 • «Diciamola tutta: non ci è molto simpatica. Perché sembra finta: un’attrice che recita sul palcoscenico più che un’atleta che lotta sul campo, un prodotto dello show business yankee più che una delle maggior speranze del tennis mondiale. decisa "A diventare la numero uno". Carina è carina, d’accordo: alta e slanciata come una modella (1,83 per 59 chili), capelli biondi sempre al vento, visino di porcellana, boccuccia di rosa, occhi celesti, pelle chiara e anche classe. Ed è anche forte, a tennis, con due ottimi fondamentali, gambe agili, velocità di braccio e propensione per il gioco d’attacco, anche a rete. Ma non ci piace anche per la favola che racconta: quella della bambina prodigio, trapiantata a sette anni dalla Siberia alla Nick Bollettieri Academy in Florida, solo con papà perché mamma non aveva il passaporto, e con appena 700 dollari di capitale [...] Non ci piace perché mostra i centimetri quadrati di corpo giusti ai guardoni e influenza smaccatamente, con le sue moine, arbitri e spettatori, che poi saluta lanciando bacini a fine match verso ogni lato dello stadio. E non ci piace perché continua a ribadire quanto è migliore dell’altra Lolita, l’altra russa, Anna Kournikova [...]» (Vincenzo Martucci, "La Gazzetta dello Sport" 30/6/2004). "Alta e magra che sembra una modella, vuol essere molto di più del clone di Anna Kournikova. [...] Allevata allo show business alla Nick Bollettieri Academy di Bradenton, in Florida, da quando ha nove anni, abituata da sempre alle luci della ribalta" (Vincenzo Martucci, ”La Gazzetta dello Sport” 25/6/2003). "Glamour-girl ha un difetto. Meglio, i difetti avvicinano le troppo belle. Maria produce versi irripetibili a ogni racchettata. ”Mi viene naturale, lo faccio da quando gioco a tennis”. [...] E’ soprannominata ”Regina di Scream”, la pellicola horror- giovanile dove le urla si sprecano. Lei, però, non urla soltanto, i suoi sono veri e propri gemiti prolungati. [...] C’è la storia: la bambina russa benedetta da Martina Navratilova di passaggio da Mosca, che va a ”studiare” tennis in Florida dal mitico Nick Bollettieri (vedi Kournikova), ma per due anni rimane senza la mamma, bloccata da questioni di visto. C’è l’immagine: Maria è bellissima, le sue foto sono già apparse su Vanity Fair, Rolling Stone, Sports Illustrated. L’Img, che la gestisce, pensa a profumi, vestiti, prodotti per capelli da abbinare al suo nome. Come la Kournikova, più della Kournikova. Maria, però, si ribella. Studia (via Internet), colleziona francobolli, legge le avventure di Sherlock Holmes, prima di apparire vuole essere: una tennista, poi una creatrice di moda e/ o una cantante pop. ”Io non sono la prossima Anna, sono la prima Maria”" (Roberto Perrone, 25/6/2003). "Ci fu un tempo in cui le tenniste non dovevano essere belle. Voglio dire, non erano obbligate ad esserlo. [...] Ora, con l´avvento della mercificazione intessuta con la giovinezza ad ogni costo, le tenniste, ad essere belle, sono obbligate. Se non lo sono, poveracce, fanno sforzi disperate per sembrarlo, tanto che, sia a Roland Garros che a Flushing Meadows, sorgono, fianco alla sala massaggi, appositi saloni di bellezza, dove le campionesse sostano a lungo, prima di scendere in campo. Di questi saloni non ha avuto un gran bisogno Anna K., e cioè Kournikova, che era riuscita nell´intento di essere prima molto bella che grande tennista. [...] Non si faticò nel rendersi conto, a Wimbledon 2003, che Anna K. aveva trovato un´erede. Su questo stesso giornale si poteva leggere, il 25 giugno, un articolo ironicamente titolato "Colpi e Gemiti d´amore per la bella Sharapova". Facendosi largo a stento tra siepi di fotografi e coorti di pubblicitari, il vecchio scriba non era riuscito a superare l´ultima barriera di ragazzini urlanti, per scrivere che la vicenda del campo n. 2 ricordava insieme la Fiera del Fitness di Rimini, il Festival di Cannes, e lo sbarco a Madrid di Beckham. Ma, in confidenza, qualcosa avevo visto: un paio di gambe più lunghe della proprietaria, e, sotto una bianca visiera da golfista, un visino non meno leggiadro che crudele, intriso di quello che gli americani chiamano killer instinct, sia sport o guerra. Appartenevano, simili fattezze, a una siberiana, trasferita per tempo in California da genitori presaghi, e non all´oscuro di messaggi pubblicitari venuti da lontano. Nientemeno che da Robert Lansdorp, era andata a lezione, la piccina gambalunga. Che sarebbe una specie di Bollettieri più preparato tecnicamente. Non avevano fatto in tempo a vederla, i segugi della I.M.G, che già l´avevano messa sotto contratto. E seguita e cresciuta secondo canoni ormai irrinunciabili, sinché aveva esordito con le grandi. Giusto a Wimbledon, Sharapova aveva dominato un altro prodotto pubblicitario, Ashley Harkleroad, presentata l´anno avanti, a Flushing Meadows, come "La risposta americana ad Anna K.". Ma sembrerebbe che la risposta vera sia questa sorta di duplicato. Più alta, più forte, e soprattutto in grado di emettere irresistibili "grantoli", via di mezzo tra il grido di guerra sportivo, e il rantolo di fine orgasmo. Beninteso, quando colpisce la palla. Così grantolando, Sharapova ha vinto il suo primo torneo, quello di Tokio, battendovi in finale una ragazzotta che non sarà mai star, l´ungherese Aniko Kapros. Il futuro è nelle mani dei suoi agenti. Tennista, o prodotto?" (Gianni Clerici, ”la Repubblica” 7/10/2003). "’Non ho mai avuto idoli, nemmeno da bambina non ricordo di aver sognato di diventare come qualche campionessa che vedevo alla tv. Ho cercato di imitare le più forti, questo sì. E ho sempre cercato di essere solo me stessa e di non curarmi del giudizio degli altri. [...] Io faccio parte della seconda generazione delle russe, quelle che si fermano un’ora di più in campo dopo l’allenamento, quelle che sono delle gran lottatrici e vogliono tutte diventare numero uno del mondo”. Perciò equivale quasi a un’offesa paragonarla alla 22enne Kournikova, che dall’esordio pro del 1995 ad oggi non ha ancora vinto un torneo di singolare, e s’è distinta solo per le doti fotogeniche, per qualche amorazzo di copertina e per una decina di milioni di dollari l’anno di guadagni solo grazie alla pubblicità. Maria Sharapova è più alta (1.83 contro 1.73) e ambiziosa, è più forte di gioco e di testa, ha l’uno-due servizio-dritto più potente della rivale e a 16 anni, invece di fermarsi alla semifinale di Wimbledon ’97 come Anna, alla semifinale di Birmingham ha aggiunto subito il primo titolo" (Vincenzo Martucci, ”La Gazzetta dello Sport” 7/10/2003).