15 luglio 2003
COMPAY SEGUNDO
(Maximo Francisco Repilado Muñoz). Nato a Siboney (Cuba) il 18 novembre 1907, morto a l’Avana (Cuba) il 15 luglio 2003. Cantautore. «Una delle voci più popolari della musica cubana. [...] Di tutti i musicisti di Buena Vista, era il più vecchio e il più vitale. Non a caso è lui che nel film di Wenders, a bordo di una sontuosa decappottabile anni 50, identifica il quartiere del mitico Social Club le cui tracce sono cancellate da anni. [...] Non era il tipico nonno che racconta le favole ai nipoti. ”Se avessi 20 anni” diceva, ”farei le stesse cose che faccio oggi”. Preferiva viverle le favole, belle e allegre come l´avventura della sua vita [...] Adolescente Compay arriva a Santiago, nera, caliente e piena di ritmi africani, affacciata sul Mar del Caribe. Lì inizia a studiare il clarinetto che poi suonerà nella banda municipale e in quella dei pompieri. Ha vent´anni, e per guadagnarsi la vita fa il barbiere, poi il sigaraio, mestiere che frequenterà per molti anni accanto a quello di musicista. Un sigaro eternamente in bocca (bambino, li accendeva alla nonna), gli occhi sempre alla ricerca di una bella ragazza, un bicchiere di rhum in mano: al giovane Repilado non serve, e mai servirà di più per vivere con ottimismo. Scorre la Storia, Cuba diventa il parco giochi degli Stati Uniti, l´apartheid regna, ma per i musicisti neri la vita è più facile. Possono per esempio andare a suonare a Miramar, il bianchissimo quartiere della 5th Avenue dell´Avana, vietato agli afrocubani e ai mulatti. Compay arriva all´Avana nel 1934. Entra nel Quinteto Cuban Stars, poi nel Quarteto Hatuey. Con il trio di Miguel Matamoros ("Lagrimas negras"), anima le sontuose feste habanere (e bianche) degli anni 40; nel ´42, con Lorenzo Hierrezuelo, forma un duo, Los Compadres, e ne diventa la seconda voce: Compay Segundo, appunto. Nel ´55 il duo si scioglie e Compay torna ad arrotolare sigari. Ha già suonato con i più importanti musicisti dell´epoca (da Benny Morè a Nico Saquito, Matamoros, Evelio Machin). Ha inventato un nuovo strumento, l´armonico, chitarra a sette corde, ibrido tra il tres (chitarra dei campesinos a tre corde doppie di metallo) e la chitarra spagnola. Ha conosciuto Sindo Garay, trovatore nomade morto nel ´68 a 102 anni, una leggenda cubana. Ma il richiamo della musica è troppo forte. Fonderà allora il suo ultimo gruppo: Compay y sus Muchachos (che andranno avanti fino agli anni 70). Arriva la Rivoluzione e Repilado vi aderisce con entusiasmo, diventa funzionario, ma sempre con una mano alla chitarra e l´altra ai sigari. ”La Rivoluzione ha fatto bene a Cuba” dirà sempre durante le interviste ” vero che un milione di cubani sono andati via, però dieci milioni sono rimasti”. Gli anni 80 e i 90 vedono Compay viaggiare per il mondo. Prima con il Quarteto Patria di Eliades Ochoa (altro socio del Club Buena Vista), poi con i Muchachos riformati. Viaggia negli Stati Uniti e in Europa, nel ´95 suona al Café de la Danse di Parigi. Per cui, quando nel ´97 Nick Gold (produttore e capo dell´etichetta inglese World Circuit) e Ry Cooder arrivano a Cuba per reclutare vecchie glorie in disarmo, Compay (ma anche Cachaito e Omara Portuondo) non è uno di quelli che passano le giornate a soffiare fumo verso il cielo e a pregare San Lazaro che gli cambi la vita. La sua casa di Calle Salud nel Centro Habana è sempre piena di gente, tanti parenti (ha avuto tre mogli e cinque figli), gli amici del quartiere. Cooder trova in Compay uno spirito intatto, una esuberanza da ragazzino perennemente dietro alle gonne (a novanta anni avrà una fidanzata di 28, più recentemente una di 40 anni meno di lui) e una grande canzone: Chan chan diverrà il brano simbolo del progetto Buena Vista, tanto da essere oggi tra gli inni cubani. Ma a differenza degli altri soci del Social Club, dopo il Grammy vinto nel ´98 Compay si distacca dal carrozzone, sceglie un management francese e uno spagnolo, non fa più dischi con World Circuit, si appoggia a una multinazionale con la quale inciderà tre cd ("Lo mejor de la vida", "Calle Salud" e "La flores de la vida", più una doppia antologia). L´ultimo, "Duets", con le voci di Cesaria Evora, Aznavour e Antonio Banderas. Arriverà anche a cantare davanti al Papa e persino alla tv italiana, su RaiUno, ospite dello show di Celentano. Non smetterà mai di viaggiare e di suonare, accompagnato sempre dallo stesso gruppo, sempre con la stessa energia, con la leggerezza di chi non pensa al passato, al suo secolo di musica, come a un peso» (Laura Putti, ”la Repubblica” 15/7/2003). «Come si divertiva a suonare e cantare. Era diventato, in vita, un monumento, ma lieve, alla felicità della musica, all’ottimismo saggio nonostante tutto. [...] Piaceva il disincanto allegro del suono e del canto, quel modo di raccontare le parole di una canzone quasi parlando. Senza troppa hi-tech, senza eccessive metalliche risonanze di jack, senza riverberi e ritardi amplificati. Una voce che sembrava provenire dall’al di là, come appartenesse all’aurora della storia dell’ascolto e del modo di porgere un canto che era conversazione. Intimo, confidenziale, sensuale con spirito. [...] E’ stato ricco quando, all’inizio degli Anni Quaranta, suonava con i suoi muchachos al Capitolio dell’Avana e incideva i primi dischi. Aveva iniziato da ragazzino maneggiando un tres, lo strumento a corde tipico della tradizione cubana. Ha conosciuto il più profondo disinteresse mediatico durante i primi anni della rivoluzione castrista, quando la sua musica veniva giudicato nient’altro che uno svago folclorico. Ma Segundo, il ”secondo” di Lorenzo Herrezuelo, il musicista con cui ha a lungo suonato in duo, era uomo dalle molte, pratiche risorse: operaio in una fabbrica di sigari, ebanista, barbiere, se capitava anche attore. Vita senza troppo scialare, qualche volta anche grama, accettata con allegra dignità. Lo Smithsonian Institut di Washington lo riscopre negli Ottanta, durante una ricerca musicologica sulle tante radici, africane ed europee, della musica caraibica. Lavora con un altro chitarrista, Ry Cooder, e incidono assieme un disco che vince il Grammy Award nel 1997, vendendo moltissime copie, come accadrà poi per Lo Mejor de la Vita. Poi l’incontro con Wenders, l’europeo inquieto che cerca e trova voci e vite incorrotte capaci di restituire il piacere intimo del fare musica. Segundo e gli altri vecchietti del gruppo sembrano come miracolati da questa fiammata di notorietà, tanto repentina quanto inattesa. ”Bisogna saper aspettare la grande occasione ed essere pronti a coglierla: la mia è arrivata a 90 anni”, amava ripetere Compay. Il successo, oltre ad una seconda giovinezza artistica, gli era valso anche la benevolenza del regime. Castro in persona gli aveva reso omaggio dopo il successo di Buena Vista affermando che Compay rappresentava con la sua musica ed il suo carattere ”l’anima più autentica” di Cuba. Lui, con la sua musica ”salsa”, ma soprattutto con quella svagatezza ironica, come se fosse sempre stato di casa, anche nella nostra. Come un lontano padre ritrovato e improvvisamente di nuovo necessario» (Sandro Cappelletto, ”La Stampa” 15/7/2003).