Maria Maggiore, ཿLa Stampa 30/6/2003; Sergio Romano, ཿCorriere della Sera 1/7/2003; Adriana Cerretelli, ཿIl Sole-24 Ore 30/6/2003, 30 giugno 2003
Tra sogni e opportunità. "Il programma è ambizioso come il suo slogan, ”Europa: cittadini di un sogno comune”, tema ricorrente del sogno come in precedenti campagne elettorali lanciate da Berlusconi" (Maria Maggiore)
Tra sogni e opportunità. "Il programma è ambizioso come il suo slogan, ”Europa: cittadini di un sogno comune”, tema ricorrente del sogno come in precedenti campagne elettorali lanciate da Berlusconi" (Maria Maggiore). "Berlusconi ha vinto le elezioni con un programma modernizzatore, ma i progetti più difficili o controversi (opere pubbliche, riforma del sistema previdenziale) sono ancora nel cassetto. Come molti loro predecessori, i suoi ministri più intelligenti hanno capito che una direttiva europea può compensare la debolezza dei governi italiani e aiutarli a vincere battaglie per cui non sono, all’interno, abbastanza forti. Vi sono almeno tre questioni in cui gli interessi dell’Italia potrebbero coincidere per sei mesi con quelli dell’Europa: le infrastrutture, la riforma del sistema previdenziale e l’immigrazione clandestina. Se Berlusconi riuscirà a conquistare l’approvazione del piano Tremonti per una grande rete di infrastrutture europee, un documento dell’Unione sul sistema previdenziale e una legge comune per immigrazione e diritto di asilo, la sua presidenza avrà ricadute positive sul governo e sulla sua persona. In altre parole Berlusconi, nei prossimi mesi, potrebbe diventare europeista per calcolo, convenienza e amore della parte che sarà chiamato a sostenere. Gli idealisti europei storceranno la bocca, i realisti tireranno un sospiro di sollievo" (Sergio Romano). "Dalla crisi al rilancio politico ed economico dell’Unione: è questa la scommessa da vincere in sei mesi. Come? Aprendo in ottobre a Roma, e magari riuscendo anche a concludere, la Conferenza intergovernativa, che all’unanimità dovrà decidere che cosa fare della Costituzione europea di Valéry Giscard d’Estaing, cioè quali riforme, quali istituzioni e quali politiche comuni dare all’Europa per permetterle non solo di convivere, ma di progredire insieme, parlando con una sola voce sulla scena mondiale. Tentando parallelamente di carburare un’economia catatonica attraverso lo stimolo di mega-investimenti senza però – come teorizza il piano Tremonti – destabilizzare i bilanci pubblici, cioè senza rimettere in discussione il Patto di stabilità, che è la base della credibilità della moneta unica" (Adriana Cerretelli).