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 2003  luglio 10 Giovedì calendario

Ripartire da Keynes. Sostiene ”Repubblica”: "Il governo di Roma ha già fatto capire quali carte intende giocare: il ministro dell’Economia Tremonti, con innegabile tempismo, si è appropriato di iniziative già in avanzato stato di preparazione a Bruxelles per costruirvi un ”piano” di sapore keynesiano, il rilancio delle grandi reti transeuropee cencepite da Jacques Delors" [9]

Ripartire da Keynes. Sostiene ”Repubblica”: "Il governo di Roma ha già fatto capire quali carte intende giocare: il ministro dell’Economia Tremonti, con innegabile tempismo, si è appropriato di iniziative già in avanzato stato di preparazione a Bruxelles per costruirvi un ”piano” di sapore keynesiano, il rilancio delle grandi reti transeuropee cencepite da Jacques Delors" [9]. Ma secondo Tremonti "il problema è che oggi un modello sociale di riferimento non ce l’abbiamo. Spetta alla poltica elaborarlo e indicarlo. La mia idea è che servono investimenti pubblici ed opere pubbliche. una scelta obbligata, non un’opzione" data l’impraticabilità sia della golden rule (l’esclusione dal conteggio del rapporto deficit-Pil – che deve restare entro il 3 per cento – degli investimenti ritenuti meritevoli) sia del piano Delors, che usava il debito pubblico per finanziare le grandi opere ("oggi non c’è consenso politico su questo strumento"). Resta solo "una terza via, che contiene alcuni elementi keynesiani ed altri più puramente di mercato. Neokeynesiana è l’idea centrale, secondo la quale il mercato da solo non basta. L’impulso e l’indicazione degli obiettivi devono andare dalla politica al mercato, e non viceversa. Non è invece keynesiana la scelta di non gravare sul debito pubblico e di non utilizzare aziende di Stato. Questo piano si muove interamente sul mercato. Lo strumento è la Bei, accanto alla quale le banche private avranno un ruolo determinante, anche se con modalità ancora da definire". Valore del piano: dai 50 ai 70 miliardi di euro l’anno (Francesco Bonazzi).