Nino Pietropinto, ཿLa Stampa 1/7/2003, 1 luglio 2003
Mesi fa un Gennaro, 35 anni, emigrato da Napoli in Australia per lavorare in uno stabilimento siderurgico poco fuori Sydney, desideroso di trovar moglie, rispose all’annuncio di Maria Concetta, 27 anni, occhi chiari, viso rotondetto, capelli biondi, pure lei napoletana, trasferitasi a Torino per lavoro
Mesi fa un Gennaro, 35 anni, emigrato da Napoli in Australia per lavorare in uno stabilimento siderurgico poco fuori Sydney, desideroso di trovar moglie, rispose all’annuncio di Maria Concetta, 27 anni, occhi chiari, viso rotondetto, capelli biondi, pure lei napoletana, trasferitasi a Torino per lavoro. Nella prima lettera le chiese se lei era disposta a trasferirsi in Australia. Lei lo era. Seguì regolare corrispondenza, con annesso scambio di foto. Ai primi di marzo Maria Concetta, lasciati casa e lavoro, i documenti in ordine, si presentò raggiante all’aeroporto di Sydney, corredo e vestiario divisi in tre consistenti valigie, un mazzo di fiori per farsi riconoscere dall’ormai promesso sposo. Dopo ore d’attesa solitaria nell’Air Terminal, si liberò dell’appassito bouquet e denunciò il fidanzato per truffa (non aveva nemmeno il suo indirizzo, si erano sempre scritti fermo posta). "Avvocato mi deve credere, quella era proprio uno scorfano", spiegò poi Gennaro ad Aldo Perla, suo difensore. Quel giorno lui non era nemmeno sceso dalla macchina: "Sentivo che era meglio non farlo. E avevo ragione. Ho visto uscire quella donnona con in mano i fiori e mi sono spaventato. Non poteva essere Maria Concetta. Mi aveva mandato due fotografie. Una era una fototessera a colori, l’altra era una foto di gruppo dove lei è coperta da altre ragazze e si vede solo la faccia. E chi poteva imaginare che il resto, la parte bassa, i fianchi e le gambe fossero così grandi. Mi dispiace, ma era proprio troppo per me, voglio dire troppo grande".