Varies, 14 luglio 2003
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Starobinski Jean
• Ginevra (Svizzera) 17 novembre 1920. Scrittore. «Uno dei più versatili e affascinanti scrittori, nel senso più ricco e ampio della parola, che abbiano operato nell´Europa del dopoguerra. Saggista di vari ed eccentrici interessi, ha sviluppato un´ermeneutica rigorosa ma estremamente mobile, il cui scopo è quello di "incontrare il reale" al di là delle barriere disciplinari e senza concessioni "all´incubo dell´ortodossia metodologica". Punto di partenza dichiarato per le sue ricerche, è un´emozione personale, "la suggestione, l´intuizione di un tema in cui sia implicata la nostra vita": un´immagine risale dal profondo di noi stessi, si sviluppa poi e oggettiva in un percorso verso un sapere collettivo, vigilato da un´articolata esigenza razionale, che si esprime innanzi tutto nella precisione documentaria e si formalizza in splendida capacità di scrittura. La poesia dell´invito muove dall´analisi di un genere letterario minore, molto caro agli antichi, basato sul topos dell´invito (invitatio ad coenam, invitatio ad vinum), praticato come un gioco elegante, un ammicco al destinatario un po´ fatuo e un po´ adulatorio» (Giuseppe Leonelli, ”la Repubblica” 14/7/2003). «Internet è la Cloaca massima e la Biblioteca di Alessandria al tempo stesso […] Sono rimasto impressionato dal materiale che ho trovato cercando notizie di Girolamo Crescentini, un sopranista e compositore italiano molto ammirato da Napoleone, che aveva interpretato nel 1796 alla Scala Giulietta e Romeo di Nicola Zingarelli, un’opera su libretto di Giuseppe Foppa, ormai dimenticata […] Quattro nomi della mia giovinezza: Cassirer, Jaspers, Sartre e Merleau-Ponty […] L’essere e il nulla di Sartre è un libro da non dimenticare. un’opera molto discutibile, ma ha delle pagine di una qualità letteraria strabiliante. Avevo poco più di vent’anni quando lo lessi. Di Merleau-Ponty ero amico. Con lui ho parlato a lungo della fenomenologia della percezione o meglio di cenestesia. l’impatto delle sensazioni del mondo fisico sul nostro corpo o, se vuole, è quel benessere e quel malessere su cui ha messo gli occhi il mercato» (Armando Torno, ”Corriere della Sera” 23/7/2003).