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 2003  luglio 14 Lunedì calendario

Mcqueen Alexander

• Londra (Gran Bretagna) 17 marzo 1969, Londra (Gran Bretagna) 11 febbraio 2010 (suicidio). Stilista • «Il ragazzaccio della moda, il ”talento emergente” che una volta usciva in passerella con i calzoni calati e i boxer a stelle e strisce, ha finito di emergere (molti lo hanno già consacrato genio del fashion style mondiale), si è ripulito, ora ha modi da inglese per bene, ma continua a credere nella provocazione, nelle emozioni forti, nell’energia che salverà il mondo. In fondo, ha un’idea romantica della vita. […] ”Tutto è basato sul sesso. Versace, Dolce & Gabbana fanno abiti sexy perché sono convinti così di vendere di più. Il risultato è che in Italia vedo poca creatività, non c’è più moda d’avanguardia. Io non penso al mercato quando disegno, cerco di vendere un’immagine di donna che ho in testa, un concetto che, ogni stagione, cambia radicalmente”. Smessi i jeans enormi, le t-shirt e le scarpe da ginnastica da buttar via che indossava negli anni frenetici dell’esordiosi presenta in maglioncino rosa di cashmere e bermuda chiari. […] Il suo stile è un miscuglio di cose diverse: ha imparato a tagliare e cucire in Inghilterra e pochi sanno farlo come lui; dagli atelier francesi (nel ”96 è stato nominato, a sorpresa, direttore creativo della Givenchy, fino al 2001) ha preso la raffinatezza del gusto; dagli italiani, ”l’ineccepibile tocco della fattura finale” (e lo riconosce). Nel 2000 ha venduto il 51% della società al Gruppo Gucci. Le sue provocazioni – gli abiti macchiati di sangue, i sandali che invece dei lacci hanno rosari – hanno questo di bello: creano scompiglio, scardinano i luoghi comuni, solleticano la fantasia e l’edonismo quel tanto che basta a convincere le signore a mettere mano al portafoglio. […] ”Io prendo ispirazione da quello che vedo per le strade di Londra, ma anche dall’Amazzonia, dalla Siberia, dai colori della natura. I miei vestiti nascono dalla fusione di tante cose diverse: mi guardo attorno e invento una realtà nuova. Non voglio che la gente dica: ’Ecco, questo abito è nello stile McQueen’, così come si dice che questa giacca è nello stile di Armani o di Valentino. La sola cosa che accomuna le mie collezioni è il taglio: tutto il resto cambia, si trasforma […] Sono stato il primo a disegnare i jeans a vita bassa. Adesso non si portano altro che pantaloni tagliati così […] Ognuno può fare ciò che vuole. A me non interessa avere un’icona. La mia moda è per tutte le donne, non per una sola, fatta così e così. Avere un’icona limita l’immaginazione, chiude la testa invece di aprirla . Se avessi Sophia Loren come icona venderei di più? Non credo. E se avessi Victoria, la posh- spice, venderei di più? Non credo. Io faccio moda, non la inseguo […] Disegno il set della sfilata prima ancora di disegnare la collezione. E’ il concetto dello show che ispira i miei abiti”» (Daniela Monti, ”Corriere della Sera” 14/7/2003).