Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  luglio 14 Lunedì calendario

Cragg Tony

• Liverpool (Gran Bretagna) 9 aprile 1949. Scultore. «Classico e agli antipodi della classicità, con le sue opere tenute magicamente in equilibrio, racconta come la scultura, utilizzando ormai ogni materiale (bronzo, legno, cera ma anche vetro, plastica, rottami, rifiuti) abbia superato qualsiasi definizione del passato. […] Uno dei più stimolanti “New British Sculptors”, che nel 1988, quando fu presentato a Venezia nel padiglione della Gran Bretagna, colpì profondamente per la sua capacità di collocarsi tra il formalismo estetico di Antony Caro, e il concettuale segnato dal rifiuto dei valori consumistici. […] Appartiene, come tutta la scultura, ha scritto lui stesso, a una classe rara e straordinaria: “Rara perché anche a volerla considerare da un punto di vista esclusivamente quantitativo, in una giornata tipo vengono prodotti pochi chilogrammi di scultura, a fronte di bilioni di tonnellate trasformati in cose più utili. Straordinaria perché, pur rimanendo in gran parte inutile, a differenza degli oggetti progettati, tenta di far esprimere pensieri ed emozioni umani a materiali inerti...” In questo Tony Cragg è uno dei maestri del nostro tempo, sempre pronto ad addentrarsi nel profondo dell’uomo, forte anche dei suoi studi di biologia. Osserva l’arte come estensione della scienza, usa gli oggetti scartati nei suoi laboratori industriali come fosse un archeologo dell’era tecnologica. Ma con uno sguardo affascinato e sostanzialmente positivo. Ottimista, nonostante tutto» (Paolo Vagheggi, “la Repubblica” 30/6/2003). «“L’interesse che mi muove nel processo figurativo è la creazione di oggetti e di immagini non esistenti nel mondo naturale, ma capaci di riflettere e trasmettere informazioni e sensazioni sul mondo e sulla nostra esistenza”.Così definisce la poetica che ispira le sue creazioni, oggi conservate nelle più importanti collezioni pubbliche e private del mondo. [...] Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 1988, ha presentato a Roma una mostra che ripercorre gli ultimi dieci anni del suo lavoro, ospitata al Macro. Protagonista della New British Sculpture degli Anni 80, ha esposto diverse volte nel nostro paese, ma in questa mostra romana presenta al pubblico tutti lavori inediti per l’Italia: trenta opere scelte dedicate alla dialettica trasparenza-opacità e realizzate in cera e vetro, oltre ad altre opere in bronzo, legno e plastica. [...] Alla fine degli anni Settanta utilizzò materiali di scarto della natura più disparata quali legno, plastica, vetro e reperti industriali, per fondare un’“archeologia” dell’era tecnologica, esaltando il potenziale formale, emozionale e narrativo della materia. Tuttavia, non era interessato agli oggetti impiegati secondo la teoria del ready-made , alla maniera di Duchamp. Nacquero così le forme più “classiche» (Valentina Bruschi, “Il Messaggero” 28/6/2003).