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 2003  luglio 14 Lunedì calendario

CARTER

CARTER Benny New York (Stati Uniti) 8 agosto 1907, Los Angeles (Stati Uniti) 13 luglio 2003. Sassofonista. Clarinettista. Trombettista. Arrangiatore e autore di molte colonne sonore. «Artista straordinario per la storia del jazz, ha sempre fatto di tutto per apparire il meno possibile. Era nato in una famiglia dove la musica era di casa ed aveva cominciato a suonare il sax contralto perché qualcuno gli aveva detto che quello era lo strumento più richiesto del momento. A 17 anni entrò nella sua prima orchestra, quella di June Clark; poi suonò con il pianista Earl Hines e con Horace Henderson. Era il 1925: Louis Armstrong dava inizio alla straordinaria serie di capolavori con gli Hot Five e gli Hot Seven. Forse fu proprio il primo incontro con Armstrong a far venire a Carter la voglia di suonare anche la tromba, strumento con il quale fece cose egregie. Il padroneggiare due strumenti così diversi gli procurava ingaggi facili. In più aveva cominciato a scrivere arrangiamenti che erano apprezzati da gente come Fletcher Henderson, Duke Ellington, Chick Webb, al quale segnalò anche una giovane cantante sconosciuta: Ella Fitzgerald. Una notte, uscendo da un locale, era stato fermato e bastonato dalla polizia: ”Ero un uomo tranquillo - raccontò anni dopo - . E dapprima rimasi annichilito, poi la mia indignazione fu tale che volli lasciare New York e gli Usa”. E, infatti, eccolo in Europa: a Parigi, dove conosce il chitarrista Django Reinhardt, si unisce a Coleman Hawkins; poi a Londra, Amsterdam, Stoccolma. Torna a New York nel 1938 e subito gli offrono la direzione del Savoy Ballroom di Harlem, l’unico locale in grado di fare concorrenza al famoso Cotton Club. Si avvicina a un gruppo di giovani jazzisti che stanno tramando cose nuove e li invita a incidere con lui: Dizzy Gillespie, Max Roach, Don Byas. Al contralto Carter fu sempre un grande virtuoso anche se gente come Johnny Hodges, Willie Smith e, soprattutto, il grande ”rivoluzionario” Charlie Parker ebbero più popolarità di lui. Pian piano, pur continuando a incidere, ampliò il suo lavoro di arrangiatore e di compositore. Nel 1982 uscì addirittura un film dedicato a lui: Benny Carter. A life in american music» (Vittorio Franchini, ”Corriere della Sera” 14/7/2003).