Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  luglio 14 Lunedì calendario

Bruni Sergio

• (Guglielmo Chianese) Villaricca (Napoli) 15 settembre 1921, Roma 22 giugno 2003. Cantante • «Un simbolo del Novecento napoletano. La sua voce, scolpita come un’icona, era un monumento, venerato dai suoi concittadini che consideravano la sua villa una specie di tempio rigoroso della tradizione classica. Il Maestro, che da molti anni aveva scelto un orgoglioso e indispettito ritiro da un mondo dello spettacolo che detestava, accettava pochi ospiti e per loro organizzava dei recital. Erano incontri ravvicinati, dettati da atmosfere d’altri tempi. Sembrava un aristocratico che coltivava le preziose melodie della canzone napoletana, malgrado le sue origini fossero umilissime [...] famiglia così povera da non consentirgli di proseguire oltre la terza elementare. A nove anni si iscrisse a una scuola serale di musica dove imparò il clarinetto. La sua vita in quegli anni sembra quella di una favola neorealista. Tra difficoltà sopravvisse alla guerra e a una ferita gravissima ricevuta da partigiano. Poi cominciò a cantare, per conto suo, raffinando da autodidatta uno stile nutrito dalla tradizione contadina e nel 1944 debuttò al teatro Reale di Napoli. Ottenne un contratto con Radio Napoli e fu preso sotto l’ala protettiva del maestro Gino Campese che gli suggerì di adottare Sergio Bruni come nome d’ arte. Nel 1948 incise il suo primo disco con la Voce del Padrone e nel 1949 partecipò alla sua prima Piedigrotta. Subito dopo approdò al Festival di Napoli di cui divenne uno dei più assidui frequentatori fino al 1960, anno in cui si ritirò per un violento diverbio con Claudio Villa e gli organizzatori. Nello stesso anno partecipò al festival di Sanremo con una canzone in lingua, Il mare. Ma il suo carattere orgoglioso, la non sopportazione delle meschinerie del mondo dello spettacolo lo allontanarono dalle scene. Quello che gli interessava era la cura maniacale del repertorio classico. E in effetti le sue registrazioni rimangono come dei caposaldi inarrivabili, gemme a cui si sono ispirate generazioni di cantanti napoletani. La delicatezza del sussurro, la capacità di dosare il canto di gola con quello di petto ne hanno fatto un cantante completo, popolare e raffinato. Da Viemene nzuonno a Te voglio bene assaie, di cui ha cantato la più bella versione di tutti i tempi, da Fenesta Vascia alla Rumba degli scugnizzi di Viviani, ha cantato tutto il repertorio tradizionale, riunito negli anni Ottanta in una colossale antologia intitolata Sergio Bruni, Napoli e la sua canzone, che ben compete con quella di Murolo. Erano opposti e come opposti rappresentavano i due poli nobili della canzone napoletana» (Gino Castaldo, ”la Repubblica” 23/6/2003). «La sua unicità sta nell’aver saputo unire la tradizione popolare con una grande capacità critica e culturale. Negli anni in cui Napoli guarniva la sua canzone con ogni tipo di orpello e strumentazioni ricche d’enfasi lui conservò il rigore e l’essenzialità della tradizione, studiando le radici attraverso uno studio accurato della strumentazione. Questa essenzialità, lontana da quella che fu la scelta di altri interpreti, venne applicata alla voce: semplice, cesellata, assai lontana dall’acquarello cuore-amore-pizza-Vesuvio. [...] Nel 1949 partecipa alla sua prima Piedigrotta. Ottiene un clamoroso successo con la canzone Vocca ’ e rose. Fra le canzoni lanciate negli spettacoli di Piedigrotta sono da ricordare alcuni grandi successi popolari, che resteranno legati al suo nome: Surriento ennammurate (1950); ’ A rossa e ’O rammariello (1952). Si classifica primo nel 1962 con Marechiaro Marechiaro e nel ’ 66 con Bella. Anche nel ’60 avrebbe potuto vincere con Serenata a Mergellina, ma si ritirò all’ultimo momento, rifiutandosi di partecipare alla serata finale per una diatriba con Claudio Villa, che aveva una concezione opposta alla sua da un punto di vista stilistico. Negli anni ’60 tiene concerti in tutto il mondo, dall’America alla Russia, pur accettando solo una piccola parte delle proposte. Del ’75 è uno dei suoi più grandi successi: Carmela, da molti considerata una delle più belle canzoni d’amore di tutti i tempi. Fra il 1980 e il 1990, realizza, con Roberto de Simone, un’antologia della canzone napoletana che contiene i brani da lui più amati composti dal ’500 in poi e alcune originali da lui composte. Nonostante un carattere non facile, ha avuto un ruolo da protagonista nella canzone italiana. Chitarrista raffinato, è stato un artista che non ha mai accettato compromessi e che imponeva le proprie condizioni a ogni suo impegno. Legato profondamente alla sua città e alla sua famiglia - negli ultimi anni, quando le sue apparizioni pubbliche erano sempre più rare, si esibiva con la figlia - ha sempre mantenuto un rapporto strettissimo con la gente di Napoli. Fu Eduardo De Filippo a consacrarne la napoletanità: ”Dicono che io sia il volto di Napoli - gli disse incontrandolo -. Tu ne sei certamente la voce”» (Mario Luzzatto Fegiz, ”Corriere della Sera” 23/6/2003).