Varie, 13 luglio 2003
GIBILISCO
GIBILISCO Giuseppe Siracusa 5 gennaio 1979. Saltatore con l’asta. Medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Atene (2004). Campione del mondo 2003. Primatista italiano (5,90 m a Parigi il 28 agosto 2003) • «’Su di lui si potrebbe scrivere un libro”. Così dicono gli amici […] Gli piace da morire essere al centro dell’attenzione, o meglio essere quello che conta. ”Da ragazzino ero il capo del gruppo’ricorda con orgoglio. Ha lasciato la vita d’abitudine di Siracusa per cercare fortuna con un gesto atletico particolare, che unisce le doti della destrezza e del coraggio a quelle del semplice saltimbanco. Ha fatto un sacrificio grande perché ha messo da parte anche l’amore per le moto, che ha creato spesso tempeste nel suo cuore e in casa. ”A dieci anni mio padre mi ha comprato un motorino da cross. Ci andavo matto. Ma allora già guidavo anche la macchina di papà. Andavo in giro per i vicoli intorno a casa mia. Mi inseguivano le urla della mamma […] Sì, ero un piccolo fenomeno. Mio padre aveva anche uno di quei muletti per scaricare il materiale edile. Io, a dieci anni o poco più, lo sapevo usare. Ero uno scricciolo, un cosino su quel mezzo grande, massiccio, ma lo sapevo comandare” […] Un fatto è certo: a 14 anni era un abile truccatore dimotorini. Un meccanico geniale. ”A Siracusa c’è una pista motociclistica allora in disuso, ora stanno cercando di riaprirla. Avevamo aperto un varco nel muro di cinta e andavamo a fare le nostre corse. Ricordo che una volta lavorai a lungo permettere a punto il cinquantino che mi aveva prestato un amico, ero orgoglioso perché poteva filare fino a 120 all’ora. L’appuntamento era per il mattino presto. Alle sei uscii dal garage, dopo avere lavorato. Avevo ancora addosso la tuta blu, le mani sporche di grasso. Ma sulla strada fui fermato da una pattuglia della Polstrada. Non avevo documenti. Mi portarono a casa. Mia madre mi vide arrivare accompagnato dai poliziotti. Sbiancò. Che hai fatto? Gli agenti spiegarono. Poi mi presero da parte e mi dissero: ”Non ti diamo la multa, perché la pagherebbe tua madre e non è giusto. Non sequestriamo il motorino perché non è il tuo, ma adesso ti curiamo. Stai accorto’. Fu una grande lezione di vita”. Non è diventato pilota di moto solo perché non aveva imezzi finanziari e così, visto che aveva l’argento vivo addosso, cominciò a frequentare più spesso il campo sportivo. La sorte volle che un professore distratto lo abbandonasse da solo in pedana, quando sognava di diventare il più grande saltatore in lungo della storia italiana. Giuseppe pensa sempre in grande: è la molla e la dannazione del suo successo. Così rivolse la sua attenzione verso la pedana dell’asta, dove Silvio Lentini, un ex specialista di buon talento, insegnava ai ragazzini come dominare quel palo in fibra. Lo affascinava quella sfida alla forza di gravità: proiettarsi verso il cielo. L’allenatore fu molto bravo e paziente, perché prima di tutto dovette convincere la madre che quello non era uno sport pericoloso. Era un rischio soft rispetto a quello della moto. A quindici anni Giuseppe vinse il primo titolo italiano allievi a Siderno con 4.80, migliorando il primato personale di 20 centimetri. L’anno dopo si confermò a Senigallia, poi portò il primato italiano di categoria a 5.05 a Barcellona (Sicilia). Non ricorda quanti titoli ha vinto successivamente. Non ama la statistica ed è sempre proiettato nel futuro. Nel 1997 a Formia ha incontrato Vitaly Petrov, tecnico ucraino che aveva plasmato Sergey Bubka, lo zar di tutte le aste. ” un uomo a cui devo molto, tutto. Mi ha insegnato cos’è il lavoro metodico, il sacrificio. stato paziente, soprattutto nei momenti difficili.”» (Gianni Merlo, ”La Gazzetta dello Sport” 13/7/2003). «Aveva da poco compiuto 18 anni quando, nel 1997, scelse di trasferirsi a Formia ripercorrendo il cammino di un altro grande atleta meridionale, il pugliese Pietro Paolo Mennea da Barletta. Lui, Giuseppe Gibilisco, siciliano della bella Siracusa, seguì l’ispirazione spinto dalla determinazione ereditata dal padre Carmelo, carpentiere che usciva all’alba di casa per fare ritorno a notte fonda, svuotato di ogni energia dal duro lavoro ma consapevole di aver fatto fino in fondo, e senz’altro anche qualcosa di più, il proprio dovere. L’esempio paterno ha insegnato a Beppe la caparbia risolutezza che occorre quando si vogliono raggiungere precisi obiettivi, nonostante i timori della madre che tremava al solo pensiero di quel figlio che, dello sport e dell’atletica, aveva scelto una delle specialità più pericolose, quel farsi catapultare verso il cielo da un’asta flessibile, poi volteggiare sopra un’asticella e tornare a terra finendo sui sacconi che, pur attutendo la caduta, non sono certo un letto di piume. Ammesso che al giovane Gibilisco, già a 16 anni campione italiano e primatista (con 5,05) della categoria Allievi, occorresse una motivazione in più per continuare a librarsi nell’aria secondo i dettami impartitigli dal suo primo maestro, Silvio Lentini, anche lui ex astista, a convincerlo che valeva la pena coltivare il sogno di essere un giorno qualcuno nell’atletica, ci pensò Vitaly Petrov, il mentore di Sergei Bubka, che dopo aver visto un filmato del ragazzo e averne valutato da esperto le qualità, gli propose di trasferirsi a Formia dove avrebbe potuto seguirlo con continuità. La maturazione fu rapida, i risultati non tardarono anche se gli Europei juniores di Lubiana ”97 furono un fallimento. Pur tra i favoriti, Beppe mise insieme 3 ”nulli” alla misura d’entrata. Ma l’anno successivo si sarebbe rifatto con il bronzo ai Mondiali Under 20 di Annecy, cui seguì un altro 3º posto agli Europei Under 23 del 2001 ad Amsterdam, mentre a livello assoluto fu decimo ai Giochi di Sydney (2000) e agli Europei di Monaco (2002) e quindi ottavo ai Mondiali indoor di Birmingham nel marzo 2003. ”Senza gli insegnamenti di Petrov forse riuscirei a gestirmi, difficilmente a migliorarmi” dice Gibilisco. Fatto sta che con il trasferimento a Formia coinciso con il tesseramento per le Fiamme Gialle, tanto Siracusa, dov’è nato il 5 gennaio 1979, quanto Silvio Lentini, il primo allenatore, appartengono sempre più al passato: ricordo bello, ma fatalmente destinato a lasciare spazio alla nuova vita, quella che sta costruendo con Maria, studentessa in lingue all’Università di Napoli con la quale è fidanzato, e il cui nome ha gridato davanti alla telecamera dopo il trionfo di Parigi. Ma andiamo con ordine. Senz’altro per lui ha rappresentato una svolta il Golden Gala romano dello scorso anno quando, nel giro di mezz’ora, infiammò l’Olimpico con un doppio primato italiano: prima 5,77, due centimetri meglio di quanto era riuscito ad ottenere sei anni prima Fabio Pizzolato a Milano, quindi 5,82, misura che pur non risultando sufficiente per vincere la gara (il francese Mesnil arrivò a 5,92) contribuì a dare dignità nuova al record nazionale e ripagò l’atleta dei sacrifici fatti per arrivare fin lassù. Al punto che, facendosi prendere dall’entusiasmo, Beppe festeggiò con un paio di giri della pista in moto, con tanto di impennate, rivelando così ai presenti l’altra sua grande passione, appunto la motocicletta. Tra l’11 luglio, serata del Golden Gala, e il 28 agosto, serata della finale iridata del salto con l’asta ci sono 48 giorni che Gibilisco trascorse convincendosi sempre più di essere maturo per l’impresa, quella con la ”i” maiuscola. E nello Stade de France, in una gara dai risvolti incredibili, altamente emotiva per chi l’ha vissuta dal vivo e altrettanto per chi l’ha seguita sul piccolo schermo scoprendo un italiano del quale ben pochi sapevano qualcosa, il ventiquattrenne siracusano ha costruito un successo da consumato giocatore di poker, con un riuscito quanto disperato tentativo quando l’asticella era salita a 5,80 e lui aveva già fallito due volte i 5,75. Dopo è diventato tutto facile: 5,85 alla prima prova e altrettanto il 5,90 che ha sancito, oltre al nuovo doppio primato italiano, il suo successo, arricchendo di un oro la storia dell’asta italiana, a livello assoluto legata a due soli nomi: Aldo Righi, bronzo degli Europei di Atene ”69, e Renato Dionisi che dopo aver emulato il concittadino (entrambi di Riva del Garda) a Helsinki ”71, fu primo ai campionati continentali indoor del 1973 a Rotterdam e ancora terzo in quelli del 1976 a Monaco. Un altro "gabbiano" nello spirito, questo Gibilisco. Come lo era Sergei Bubka, al quale si è ispirato scegliendo, a 13 anni, il salto con l’asta e dal quale ha ereditato l’allenatore. Proprio Bubka più volte ha pronosticato a Gibilisco un grande futuro, probabilmente riconoscendo nel siciliano, oltre a indubbie qualità tecniche, quello spirito indispensabile per farsi fiondare da un’asta verso il cielo e librarsi sempre più in alto alla ricerca dell’infinito, come Jonathan Livingston. Appunto, il gabbiano raccontato da Richard Bach» (’La Stampa” 29/12/2003).