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 2003  maggio 25 Domenica calendario

Aveva quasi sessant’anni, Daniel Defoe, quando nel 1719, pubblicò Robinson Crusoe e cominciò la carriera di romanziere

Aveva quasi sessant’anni, Daniel Defoe, quando nel 1719, pubblicò Robinson Crusoe e cominciò la carriera di romanziere. Dopo quella di uomo d’affari, di informatore politico, di giornalista e polemista – o pamphleteer, come si diceva allora -, era questa, la sua terza o quarta carriera. Con Moll Flanders, Lady Roxana e il Capitano Singleton fece tanti soldi da diventare ricco per l’ennesima volta, prima di ricadere nella miseria, e morire – solo – non si sa come, in una camera d’affitto, a Londra, nel 1731. Era nato attorno al 1660, alla fine del Protettorato di Oliver Cromwell, ed era figlio di un commerciante di sego, originario dei Paesi Bassi, che si chiamava James Foe. Un nome al quale, quando il nostro scrittore aveva ormai passato i quaranta e aveva già firmato una buona parte dei quasi 400 titoli che gli vengono attribuiti, aveva cominciato a premettere un ”De” che aveva forse un suono francese ma che, davanti a qual sostantivo fiammingo, era probabilmente solo un articolo determinativo (l’equivalente dell’inglese ”the”). E Defoe, che di lingue ne conosceva sei o sette, lo sapeva benissimo. Ma sapeva anche che, così acconciato, il suo nome faceva fino. E ben si intonava al nuovo secolo e al parruccone da gentiluomo con il quale si faceva ritrarre. Ovviamente Defoe non era un nobile. Ma era monarchico e puritano allo stesso tempo. Due cose che non sarebbero potute andare insieme all’epoca della Guerra civile ma che, dopo la Gloriosa rivoluzione del 1688, e con l’avvio di Guglielmo III d’Orange – di cui Defoe fu un sostenitore – diventarono un connubio possibile. Insomma Defoe, come del resto suo padre, era un dissenter – un protestante di confessione presbiteriana – e non faceva parte della Chiesa d’Inghilterra che protestante non é mai stata. Le idee e le convinzioni religiose – il tema della salvezza – venivano, all’epoca, prese in considerazione con una serietà a noi sconosciuta e che però é la stessa che mettiamo quando parliamo dei temi della salute. Erano questioni di vita o di morte (eterna). Questo, Defoe non solo lo sapeva e lo sosteneva, ma lo provò sulla propria pelle. E, per aver scritto un libello che metteva alla berlina, diciamo così, le posizioni della Chiesa Alta, alla gogna – ma sul serio e senza la parrucca, proprio come un malfattore – ci finì di persona. Per tre giorni fu esposto al ludibrio della plebaglia, la quale però, per una volta, invece di tirare torsoli di verza e bucce di qualcos’altro – stavo quasi per dire patate, nel 1702, non si mangiavano ancora -, si racconta che lo abbia incoronato di fiori. A spese di chi, non si é mai venuto a sapere(...) Defoe era un dissenter – l’ho detto -, uno di quei puritani che fino alla metà dell’Ottocento non avrebbero potuto mettere piede ne’ a Oxford ne’ a Cambridge, e aveva un senso della vita e della cultura del tutto pragmatico. Era sospettoso della letteratura ed era a sua volta inviso dai letterati, i quali affettavano, per puro snobismo, di non ricordarne il nome. << Come si chiamava quel tale che avevano messo alla gogna?>> chiedeva Swift con un gorgoglio di cattiveria. Defoe scriveva, letteralmente, a un tanto alla pagina ed era una cosa che non si era mai vista tra gli alunni delle Muse. Scriveva come un giornalista e pubblicò Robinsin Crusoe e come un’autobiografia immaginaria, profondendovi quel suo inarrivabile dono di far sembrare vero, attraverso una concorso di dettagli, ciò che era inventato. Maestro dell’espressione letterale, scrisse un libro analitico e circostanziato come un diario di bordo o come il resoconto di una conversione. Ed é proprio nella lunga tradizione delle autobiografie spirituali dei puritani che aveva origine questa opera straordinaria in cui ogni avvenimento é visto come un segno della misteriosa volontà di Dio. E la realtà dei fatti, nuda e cruda, é lo specchio dei disegni della Provvidenza. Che bisogna saper leggere.