Mimmo Ferretti, ཿIl Messaggero 21/6/2003., 21 giugno 2003
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TOTTI Lorenzo. Il padre di Francesco. "C’è una frase che aiuta a capire un sacco di cose, o forse tutto
TOTTI Lorenzo. Il padre di Francesco. "C’è una frase che aiuta a capire un sacco di cose, o forse tutto. ”Io Francesco me lo sono goduto quando era ragazzino...”. Come dire: ora che è diventato grande non me lo godo più. O non posso più godermelo. In realtà, per mille motivi e situazioni lui non riesce più a goderselo. E questo non lo fa star bene, e scatena la sua gelosia paterna. Lorenzo Totti, lo sceriffo , il padre del capitano della Roma, non è molto diverso da come il figlio l’ha descritto al Maurizio Costanzo Show. ”E’ vero: sia con Riccardo, mio figlio più grande, che con Francesco, ho avuto sempre poco dialogo. A me bastava e basta un’occhiata, mezza parola, uno sguardo per farmi capire. Al resto ci ha pensato la madre, che è stata ed è semplicemente favolosa”. La moglie di Enzo, cioè la mamma del capitano, si chiama Fiorella: i due vivono l’uno al fianco dell’altra dall’estate del 1961. Si conobbero una mattina sulla spiaggia di Fiumicino: lui, trasteverino purosangue, aveva diciassette anni; lei soltanto dodici. Quando Enzo incrociò lo sguardo di ghiaccio di quella ragazzina arrivata da via Vetulonia, capì che non avrebbe mai potuto avere di meglio dalla vita. Otto anni dopo il primo bacio in riva al mare, Enzo e Fiorella si presentarono, belli, eleganti e pettinati, davanti ad un sacerdote e, nella chiesa di San Sebastiano al Palatino, si dissero ”sì” per la vita. Qualche mese dopo nacque Riccardo. ”A proposito, non ho mai detto che era più bravo di Francesco a giocare a pallone”, precisa lo sceriffo di Casal Palocco (’mi chiamano così perché c’ho un sacco di amici che fanno le guardie giurate...”). Così spiega pure la storia del Totti pippa, per dirla alla Costanzo. ”Riccardo quando giocava era un piacione : pensava soltanto a fare i numeri, colpi di tacco, tunnel e cose del genere. Francesco, invece, fin da bambino entrava in campo e pensava soltanto a vincere. E ne ha vinte tante di partite... Io non me ne sono persa una. Mai. La madre durante la settimana lo accompagnava agli allenamenti, la domenica toccava a me. Sempre. Con la pioggia o con il sole. Ovunque. Penso di conoscere tutti i campi e campetti di Roma e provincia. Ah, quante soddisfazioni mi ha dato Francesco...”. Ed ecco pian piano (ri)affiorare la sua gelosia: vorrebbe, Enzo, che ancora oggi il figlio dividesse con lui (soltanto con lui?) le gioie e pure le amarezze legate al calcio. Impossibile. Ma lui non si rassegna, e s’affida spesso al silenzio. ”Non è vero come ha detto Francesco che non gli ho mai fatto un complimento, e lui lo sa. Glieli ho fatti, glieli ho fatti e continuo a farglieli anche adesso, magari a modo mio. Oppure quando stiamo soli...”. Del figlio, ma non soltanto del figlio, non sopporta quelle che lui chiama smancerie . ”Sono un tipo strano, forse: so chi è e cosa rappresenta Francesco e per questo se c’è lui di mezzo non mi piace fare scene. E mi piacerebbe che anche lui non ne facesse”. Un mezzo rimprovero? Può starci, da papà affettuoso, esigente. E geloso. Totti senior spesso e volentieri non va all’Olimpico e segue il figlio da casa, davanti alla tivvù. ”Allo stadio ho sentito e continuo a sentire cose irripetibili sul conto di mio figlio. Parole durissime, schifose. Che devo fare, allora? Litigare? No, sto a casa e sto tranquillo. Però, mi chiedo: perché a Francesco dicono tutte quelle cattiverie? Non può sbagliare un passaggio che se lo mangiano. Invidia, chissà...”. In gioventù, Enzo non era un granché come calciatore. ”A piazza San Cosimato ero famoso perché toccava sempre a me pagare i gelati: giocavamo tra amici e chi perdeva doveva offrire. Ho reso felice mezza Trastevere...”. Prima che Francesco gli consentisse di fare il papà di Totti, era un operaio che lavorava per conto di una banca e trascorreva tutto il tempo libero sulle tracce del figlio. ”Lui sostiene che non gli faccio i complimenti, ma per me Francesco è il più bravo di tutti. Non c’è nessuno al mondo, ad esempio, che sa passare la palla come la passa mio figlio. Francesco impazzisce quando segna; io invece vado al manicomio quando lui fa segnare i compagni. Una volta, in coppa Uefa, fece far gol a Carboni e ancora oggi la gente si sta chiedendo come gli aveva passato il pallone, bello de papà suo”"