(Vanna Vannuccini ཿla Repubblica 11/7/2003 pagina 10), 11 luglio 2003
. "L’università islamica, che accanto alla formazione scientifica insegna anche i valori religiosi, salverà l’Iran", è scritto su un chilometrico striscione davanti alla facoltà di scienze sociali dell’Università Allameh Tatabai
. "L’università islamica, che accanto alla formazione scientifica insegna anche i valori religiosi, salverà l’Iran", è scritto su un chilometrico striscione davanti alla facoltà di scienze sociali dell’Università Allameh Tatabai. Qui insegnava Hashen Aghajari, un esempio per gli studenti di Teheran, un rivoluzionario gravemente ferito nella guerra contro l’Iraq e diventato poi professore di storia e di diritto islamico. E’ importante conoscere la sua storia per capire chi sono i giovani che nella notte scendono in strada per manifestare contro un regime e contro i suoi guardiani.Nel novembre scorso Aghajari fu condannato a morte dagli ultrà religiosi per un discorso in cui li aveva colpiti nel loro punto più sensibile: il monopolio nell’interpretazione del Corano. "La gente non deve seguire ciecamente i capi religiosi. Gli uomini non sono scimmie" aveva detto. "Un uomo è un uomo, indipendentemente dalla religione, anche se non è musulmano. L’umanesimo è parte dell’Islam. E non deve restare sulla carta. Gli uomini hanno dei diritti. Per tanti anni i mullah hanno negato agli altri il diritto di avvicinarsi al Corano, dicevano che per capirlo occorreva conoscere i 101 metodi. Ma i giovani possono capire cose che i capi religiosi non riusciranno mai a capire". Subito dopo quel discorso Aghajari fu portato davanti a un tribunale di Hamadan, la città dove lo aveva pronunciato, e condannato a morte per eresia. La sentenza provocò nel novembre scorso un mese di proteste. Grandi ayatollah come Montazeri testimoniarono che nulla di quello che aveva detto Aghajari poteva essere considerato blasfemo. Perfino il presidente Khatami, che non ha un cuor di leone, disse che la condanna non era "proporzionata". Le proteste costrinsero il leader supremo Khamenei a ordinare la revisione del processo e in febbraio la Corte Suprema ha bloccato la condanna a morte e rinviato il processo per la revisione davanti allo stesso tribunale che aveva ordinato l’esecuzione.