(Sergio Romano ཿCorriere della Sera 10/7/2003 pagina 1), 10 luglio 2003
Una parte della classe dirigente americana "vuole una prova di forza e cerca di formare un fronte anti-iraniano per dare al regime un colpo di grazia
Una parte della classe dirigente americana "vuole una prova di forza e cerca di formare un fronte anti-iraniano per dare al regime un colpo di grazia. Ma ha idee confuse, non è in grado di proporre e imporre soluzioni di ricambio (chi governerà l’Iran dopo la partenza degli Ayatollah?) e soprattutto rischia di fornire al regime l’alibi nazionalista di cui ha bisogno per sopravvivere. Altri esponenti dell’amministrazione, per fortuna, sembrano più prudenti. Constatano che la guerra irachena non è ancora finita, che la pace in Palestina, per ora, è soltanto un promettente pezzo di carta e che l’apertura di un fronte iraniano sarebbe oggi una pericolosa avventura. Anche se la protesta degli studenti suscita naturali simpatie, non resta che adottare la linea della "vecchia Europa": parlare con i moderati di Teheran, incoraggiare i riformatori e recitare a soggetto, secondo le circostanze. Non è molto, ma è probabilmente, in questo momento, la migliore delle politiche possibili".