Giovanni De Luna, "La Stampa" 11/7/2003, 11 luglio 2003
Nel 1905 il barone De Coubertin venne a Roma per tentare di organizzare qui le Olimpiadi del 1908. "Il re e la regina ebbero la bontà di indicarmi loro stessi piazza di Siena e Villa Borghese, stadio naturale di perfetta bellezza che, infatti, conveniva perfettamente ai giochi atletici
Nel 1905 il barone De Coubertin venne a Roma per tentare di organizzare qui le Olimpiadi del 1908. "Il re e la regina ebbero la bontà di indicarmi loro stessi piazza di Siena e Villa Borghese, stadio naturale di perfetta bellezza che, infatti, conveniva perfettamente ai giochi atletici. Io scelsi la piazza d’Armi per le manifestazioni ginniche e le Terme di Caracalla per gli sport di combattimento. Che cornici meravigliose e facili da preparare! Tor di Quinto era d siposizione per gli sport equestri e i giochi; il Tevere, tra il ponte Milvio e il ponte Margherita, per il canottaggio e il nuoto; e il Campidoglio, per le cerimonie e i ricevimenti. Il preventivo iniziale, basato su tutti i dati raccolti, si divideva in dodici capitoli. Il totale ammontava a 303 mila lire." De Coubertin prevedeva 500 atleti per 15 o 20 mila spettatori e raccomandava che gli stampi di premi, statuette e medaglie venissero distrutti dopo le gare in modo da aumentarne il valore. Ma quest’ultima raccomandazione, ripetuta ad ogni edizione di giochi, non venne mai seguita. Il barone trovò comunque le autorità italiane assai fredde e infatti nel 1908 le Olimpiadi non si fecero a Roma. Grande fu invece la disponibilità di papa Pio X e del segretario di Stato Merry del Val, "che era stato a Eton". Il pontefice promise che l’anno dopo - 1906 - avrebbe organizzato dei giochi, alla maniera olimpica, nel cortile di San Damaso, profittando di un pellegrinaggio a Roma dei patronati cattolici francesi, belgi e di altri paesi. La benevolenza del papa era tanto più significativi in quanto la maggior parte dei direttori degli istituti religiosi - a detta di de Coubertin - era pregiudizialmente contraria allo sport.