Sergio Romano, ཿCorriere della Sera 27/6/2003, 27 giugno 2003
"Negli anni Settanta, dopo due grandi shock petroliferi (guerra del Kippur e rivoluzione iraniana), ogni governo europeo dovette affrontare il problema energetico
"Negli anni Settanta, dopo due grandi shock petroliferi (guerra del Kippur e rivoluzione iraniana), ogni governo europeo dovette affrontare il problema energetico. [...] In Italia fu deciso che il fabbisogno sarebbe stato assicurato da una combinazione di risorse idriche, petrolio e impianti nucleari. Ma fu subito evidente che il piano si sarebbe scontrato con preoccupazioni ambientaliste, fantasiosi programmi per lo sviluppo di energie alternative e con l’egoismo delle autorità locali. Non appena cominciarono i lavori per una grande centrale nucleare fu lanciata una campagna per un referendum abrogativo. E il referendum cadde, per nostra sventura, un anno e mezzo dopo la catastrofe di Chernobyl. Morì allora la politica nucleare di un Paese che nel dopoguerra, grazie a uomini come Felice Ippolito e Mario Silvestri, aveva orgogliosamente preceduto, in questo campo, tutti gli altri Paesi del continente europeo. Il problema, da allora, ha cessato di esistere" (Sergio Romano).