Gaetano Afeltra, ཿCorriere della Sera 6/6/2003, 6 giugno 2003
Ai primi del Novecento, nella sua casa di New York, il tenore Enrico Caruso ricevette la visita di amici napoletani appena sbarcati dal ”Sardegna” con una busta di caffè in polvere e una damigiana di acqua del Serino (leggera e perciò particolarmente adatta per preparare la bevanda)
Ai primi del Novecento, nella sua casa di New York, il tenore Enrico Caruso ricevette la visita di amici napoletani appena sbarcati dal ”Sardegna” con una busta di caffè in polvere e una damigiana di acqua del Serino (leggera e perciò particolarmente adatta per preparare la bevanda). Caffettiera pronta, s’accorse che non aveva cucchiaini a sufficienza. Si risolse allora a suonare alla signora della porta a fianco, com’era uso fare nella casa napoletana di via San Giovanniello. Si trovò davanti Dorothy Beniamin: ebbe le posate, le propose di venire a bere il caffè, ma incassò un rifiuto (lei temeva la fama di donnaiolo). Con uno scatto, lasciò allora agli amici i cucchiaini e tornò dalla vicina facendo ondeggiare fra le mani due tazzine piene. Le sorseggiarono sul pianerottolo. Qualche tempo dopo si sposarono.