Pierangelo Sapegno, La Stampa, 25/06/03, 25 giugno 2003
Merenda Mirko, di anni 23, muratore di Sanremo (Imperia), ha raccontato ai magistrati come, insieme con Rapone Vincenzo, di anni 24, cameriere al Royal Hotel, ha ucciso alle 3 di sabato 20 giugno, Gandolfo Riccardo detto Riccardino, di anni 67, pensionato che campava facendo commissioni per conto dei commercianti del centro
Merenda Mirko, di anni 23, muratore di Sanremo (Imperia), ha raccontato ai magistrati come, insieme con Rapone Vincenzo, di anni 24, cameriere al Royal Hotel, ha ucciso alle 3 di sabato 20 giugno, Gandolfo Riccardo detto Riccardino, di anni 67, pensionato che campava facendo commissioni per conto dei commercianti del centro. "La notte tra il 19 e il 20 giugno io e il mio amico Enzo Rapone uscimmo da un pub. Incontrammo una persona anziana e il mio amico cominciò a disturbarla, prendendola in giro e insultandola. Il vecchietto si diresse verso via Palazzo e anche noi imboccammo via Palazzo. Il mio amico cominciò nuovamente a provocarlo e insultarlo. A un certo momento, nei pressi del giornalaio vicino all’archivolto, gli si avvicinò e lo colpì con due calci. Anzi, prima lo spinse facendolo cadere per terra. I calci erano più di due: al fianco, alla testa, in varie parti del corpo. Anch’io colpii il vecchietto con due calci. A un certo momento alcune persone si affacciarono da una finestra. Gridarono contro di noi degli insulti, parole come str... Il mio amico continuò a colpire. Io misi il piede sulla bocca del vecchietto per impedirgli di gridare e invocare aiuto. Preciso che nessuna delle persone che si erano affacciate alla finestra scese in strada. Così potemmo continuare". "Fummo disturbati da un automezzo della nettezza urbana, e decidemmo di smetterla per paura di essere visti. Tornammo al pub. Presi il motorino e giunsi al bar della vecchia stazione ferroviaria. Mi fermai, entrai. Presi una birra Becks dal frigo e quindi mi recai dalla cassiera, pagai e chiesi qualche fazzoletto di carta. Pulii la scarpa sinistra che si era sporcata del sangue del vecchietto nella parte laterale superiore. Poi, gettai i fazzoletti nel cestino. Uscii dal bar e tornai in piazza Colombo. Incontrai due amici e quindi mi unii a loro. Poi andai a casa. Il vecchietto lo conoscevo da diversi anni. Devo dire che era una persona mite e tranquilla. Forse beveva un po’ ma era riservato e non dava fastidio agli altri. Il mio amico invece non lo conosceva. Non so dire quale motivo lo abbia spinto a dargli fastidio. Io avevo bevuto due birre, mentre il mio amico consumò una birra di formato grande, ma non sono in grado di dire se aveva bevuto altro prima. Io ero normale, nel senso che non ero brillo. Il mio amico un po’ allegrotto. Non so precisare i motivi dell’aggressione. Credo si sia trattato di un atto di generica violenza per lo stato di allegria dovuto alla birra". "All’inizio non volevo colpire il vecchietto. Fu il mio amico a invitarmi a fare qualcosa, e a colpire il vecchio. Anzi, a un certo momento si lamentò con me perché non collaboravo abbastanza nel pestaggio. Il giorno dopo andai a guardare una partita di pallone. Incontrai il Rapone. Mi avvicinò e mi disse: ”Hai visto cosa abbiamo combinato? Lo sai che il vecchietto è morto?” Rimasi sorpreso. Gli dissi: non pensavo. Poi andai a vedere la partita di pallone e tornai a casa". "Preciso che non ho tenuto a lungo il piede sulla bocca del vecchio, solo due o tre minuti. Sono tormentato dal rimorso per quanto compiuto. Difatti da alcuni giorni dormo a fatica".