Christina Franzoni, ཿCapital novembre 2002, 16 giugno 2003
C’è chi parla di 500 dollari l’oncia, forse 1.000. Barton M. Biggs, global strategist di Morgan Stanley, ma la previsione è stata fatta prima della Seconda Guerra del Golfo
C’è chi parla di 500 dollari l’oncia, forse 1.000.
Barton M. Biggs, global strategist di Morgan Stanley, ma la previsione è stata fatta prima della Seconda Guerra del Golfo. Per lui, comunque, è plausibile "che un portafoglio costituito da oro e azioni aurifere possa dare un ritorno del 15 per cento l’anno". Ma occorrre fare attenzione: uno studio di Merrill Lynch investment managers ha dimostrato che introdurre tra i propri investimenti una quota di titoli auriferi abbassa la volatilità totale, con aumento del rendimento e diminuzione del rischio, finché la quota di azioni specializzate in oro è sotto l’8 per cento. Oltre tale limite la situazione si ribalta e viene peggiorato il rapporto rischio rendimento. Andrea Viganò, amministratore delegato di Merrill Lynch investment managers in Italia, ritiene che la quota più adeguata di investimento nel settore aurifero sia del 3 per cento sul totale azionario: "Crea una diversificazione vantaggiosa, e non crea penalizzazioni se il mercato dei capitali dovesse ripartire".