ཿIl Riformista 29/5/2003, 29 maggio 2003
Un azionariato così disperso rende di per sé più complessa la governance. ”Il Riformista”: «[
Un azionariato così disperso rende di per sé più complessa la governance. ”Il Riformista”: «[...] in Rcs la proprietà oltre che frastagliata è anche debole e distratta. Non ci sono veri actionnaires de référence. Per nessuno di loro l’investimento nel ”Corriere” è davvero strategico. Umberto Agnelli ha detto che per ora nulla cambierà, sottolineando quel ”per ora”, ma in campo editoriale la sua priorità resta la ”Stampa” che va ristrutturata e rilanciata. [...] Mediobanca dopo Maranghi sta ripulendo la ragnatela di partecipazioni molte delle quali sono fonte di difficoltà e di perdite vere e proprie (a cominciare da Rcs ex Hdp). Pesenti, Lucchini e Tronchetti ci sono per l’eredità di Cuccia. Le banche, a loro volta, tengono nelle loro mani le sorti di buona parte degli altri azionisti (Fiat, la Gemina di Romiti, Lucchini, Edison, Pirelli-Telecom, Generali e Mediobanca). E ciò impiomba i loro stessi bilanci. Un insieme di gemellaggi siamesi che avrebbero fatto inorridire Raffaele Mattioli, che ebbe l’idea di creare Mediobanca. Questi intrecci talvolta incestuosi (per citare ancora Mattioli) potranno essere sciolti nel luglio 2004 quando scadranno sia il patto di sindacato di Mediobanca sia quello di Rcs» (’Il Riformista).