Giulio Anselmi, ཿla Repubblica 30/5/2003, 30 maggio 2003
De Bortoli è stato un direttore ”di macchina”, «nel senso migliore del termine: attento all’artigianato, alla fattura delle pagine, alla vivacità cronistica di un giornale che deve stimolare gli intellettuali e piacere anche ai commercianti e ai taxisti, soprattutto a Milano
De Bortoli è stato un direttore ”di macchina”, «nel senso migliore del termine: attento all’artigianato, alla fattura delle pagine, alla vivacità cronistica di un giornale che deve stimolare gli intellettuali e piacere anche ai commercianti e ai taxisti, soprattutto a Milano. Ma spesso ha scritto, lasciando il segno: come quando, con un suo fondo, ha schierato il ”Corriere” contro la guerra in Iraq. Senza teorizzarlo, de Bortoli è stato un ”terzista”, com’è di moda dire per indicare chi non ama intrupparsi in uno schieramento, di sinistra o di destra. Ma non si è nascosto l’evidenza e non ha evitato di criticare gli aspetti più macroscopici del conflitto di interessi e della politica giudiziaria del centrodestra» (Anselmi).