Gaetano Afeltra, ཿCorriere della Sera 8/3/2003, 8 marzo 2003
All’inizio del Novecento le platee dei più rinomati teatri italiani furono incantate dalla voce di Milly, cantante, attrice e soubrette, il volto pallido e scavato incorniciato da capelli rossi, il corpo sottile strizzato in abiti neri e lucenti di paillette
All’inizio del Novecento le platee dei più rinomati teatri italiani furono incantate dalla voce di Milly, cantante, attrice e soubrette, il volto pallido e scavato incorniciato da capelli rossi, il corpo sottile strizzato in abiti neri e lucenti di paillette. Particolari successi mieteva al ”Trianon” di Torino, dove fra gli spettatori si nascondeva anche Umberto di Savoia, giovane erede al trono. Dopo ogni spettacolo, il principe andava a trovarla in camerino, facendosi precedere da smodati mazzi di rose rosse. Nei salotti torinesi si mormorava di incontri segreti, cene in ristoranti sperduti tra le colline, fughe in automobile. Il flirt durò quasi tre anni. Dopo un ultimo incontro, sempre a Torino, Umberto sposò Maria Josè. Milly mai si lamentò. Solo alla sorella Mity, una volta confidò: «Il lavoro è più importante dell’amore. Se non altro, dura di più». Non volle tuttavia più cantare il pezzo forte del suo repertorio (No, le rose rosse no, non le voglio veder). Nessun dettaglio per sciogliere il dubbio che la storia fosse stata solo platonica: «Il principe aveva il genio del flirt», fu la sua massima confessione. Partì per Parigi, poi si spostò a New York. I magnati di Wall Street l’aspettavano in camerino, i gioielli nascosti dentro grandi corbeille di gladioli. Lei volle tuttavia restar sola («non sono zitella, sono uno scapolo»). Tornò poi in Italia, sempre continuando ad aver successo. Morì a 72 anni, il ritratto di Umberto II accanto al letto della sua casa sul lago di Nepi.