Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  aprile 30 Mercoledì calendario

Alla fine del Cinquecento il duca d’Anjou, già duca di Alençon, poco più che ventenne, gambe storte, faccia deturpata dalle cicatrici del vaiolo e tuttavia ambitissimo scapolo della corte inglese, non aveva occhi che per la regina Elisabetta I

Alla fine del Cinquecento il duca d’Anjou, già duca di Alençon, poco più che ventenne, gambe storte, faccia deturpata dalle cicatrici del vaiolo e tuttavia ambitissimo scapolo della corte inglese, non aveva occhi che per la regina Elisabetta I. Lei, allora 48 anni, disdegnava tuttavia il suo giovane spasimante, soprannominato «la mia piccola rana» per via delle pronunciate sinuosità degli arti inferiori. Nel 1581 il duca le fece recapitare una lettera ardente, scritta dal suo assistente Jean de Simier (la regina lo chiamava «scimmietta»), una sorta di supplica in cui de Simier lamentava il trattamento non troppo di favore riservato al suo signore: «Come è possibile che io, che non ho altro dio che la maestà vostra, possa aver commesso qualche cosa di così sgradevole da dispiacervi tanto. La vostra scimmia è disperata e non c’è niente che possa provocarmi maggior dolore che sapervi arrabbiata con me». Per evitare pettegolezzi, la missiva fu scritta in complicatissimo linguaggio cifrato, quasi privo di punteggiatura e spazi, mischiando lettere di francese antico, greco e latino (ad esempio il gamma stava per la ”n”, il <pi> equivaleva alla e). Tanto difficile era decifrarlo, che solo di recente vi sono riusciti una spia e una professoressa di greco in pensione. All’epoca a nulla approdarono i tentativi del capo della polizia segreta reale, Sir Francis Walsingham. Si dice che la stessa sovrana non riuscì mai a comprendere a fondo il contenuto del messaggio.