(Roberto Di Caro, ཿL’espresso 10/7/2003), 10 luglio 2003
Reazioni. "La prima reazione [alle rivolte studentesche in Iran] è stata una recrudescenza dei controlli: l’imposizione di filtri a internet, la chiusura di siti e server, l’arresto di alcuni blogger, l’emissione di segnali che disturbano le tv satellitari, vietate ma diffuse, a prezzo di gravi danni alla salute, specie tra i bambini e le donne incinte: inutili tutte le denunce sulla stampa e le interpellanze parlamentari, le interferenze continuano
Reazioni. "La prima reazione [alle rivolte studentesche in Iran] è stata una recrudescenza dei controlli: l’imposizione di filtri a internet, la chiusura di siti e server, l’arresto di alcuni blogger, l’emissione di segnali che disturbano le tv satellitari, vietate ma diffuse, a prezzo di gravi danni alla salute, specie tra i bambini e le donne incinte: inutili tutte le denunce sulla stampa e le interpellanze parlamentari, le interferenze continuano. Sono riprese anche le sopraffazioni spicciole. ”Hanno ricominciato a sequestrare l’auto a chi sente musica per strada, minacciare i negozianti che vendono manteau troppo fini o stretti o corti o di colori accesi come il bianco, infastidire o multare le ragazze che li indossano, Tanto adesso arrivano gli americani e vi liberate di noi, irridono, ma si vede che hanno paura”, racconta Arepé, sposata, che studia management in un ateneo privato. Hanno provato a stringere le maglie, negli uffici pubblici, anche sul trucco delle donne: brutto segnale visto che l’unica rivoluzione davvero acquisita in sei anni di presidenza Khatami è stata quella del make up, con le donne, giovani e no, che girano sì a capo coperto e magari in chador, ma con ciglia lunghe due centimetri e labbra e unghie in tutti i toni dal rosa forte e al rosso scuro (residuo tabù, il rosso vivo)".