Sergio Rizzo, ཿCorriere della Sera 9/5/2003, 9 maggio 2003
Epifani chiede una legge che regoli la rappresentatività sindacale: «La difficoltà – dice - deriva, in particolare, dall’assenza di regole democratiche e dal disinteresse con cui le forze politiche hanno affrontato il problema della rappresentanza
Epifani chiede una legge che regoli la rappresentatività sindacale: «La difficoltà – dice - deriva, in particolare, dall’assenza di regole democratiche e dal disinteresse con cui le forze politiche hanno affrontato il problema della rappresentanza. Se oggi avessimo tra i metalmeccanici le stesse regole che ci sono nel pubblico impiego non staremmo qui a discutere di accordi separati. Nelle stesse ore in cui i metalmeccanici si scontrano sull’intesa separata, tra i ferrovieri si fa un referendum unitario sul contratto e il pubblico impiego vive rapporti di unità. Questo dimostra che si può circoscrivere la dialettica e il dissenso se c’è una rete di strumenti che consenta tra l’altro ai lavoratori di esprimere la loro opinione». [9] Il giurista Pietro Ichino, intervistato dal Gr3, ha ricordato come l’articolo 39 della Costituzione, affermando il principio della libertà sindacale, stabilisca pure quello di poter misurare la rappresentatività delle organizzazioni sindacali. Ne propone quindi l’attuazione, con una legge che «consenta il censimento periodico dei consensi dei mandati che i lavoratori danno a questa o quella confederazione sindacale, per gestire la negoziazione fra un censimento e l’altro».