Paolo Griseri, la Repubblica 9/5/2003; la Repubblica 14/5/2003, 9 maggio 2003
Le intimidazioni contro Pezzotta accadono «dentro» una vicenda sindacale delle più complesse. Oltre al referendum sull’articolo 18, ormai imminente, c’è il fatto che Fim, Uilm e Federmeccanica hanno firmato il 7 maggio un accordo separato per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici che prevede un aumento di 92 euro
Le intimidazioni contro Pezzotta accadono «dentro» una vicenda sindacale delle più complesse. Oltre al referendum sull’articolo 18, ormai imminente, c’è il fatto che Fim, Uilm e Federmeccanica hanno firmato il 7 maggio un accordo separato per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici che prevede un aumento di 92 euro. La Fiom, contraria all’accordo (voleva 135 euro d’aumento, Federmeccanica ne offriva all’inizio 67), ha indetto una serie di scioperi iniziati venerdì scorso con decine di migliaia di lavoratori nelle principali piazze italiane. Giorgio Cremaschi, della Fiom nazionale: «La nostra democrazia sindacale ricorda il Sud Africa prima di Mandela, con una minoranza bianca che vota e una maggioranza nera che può solo ribellarsi», promette che la lotta «sarà lunga, pesante e articolata, colpirà direttamente la produzione», avverte che «il nostro modello è la Juve: non mollare mai». Secondo Tonino Regazzi, segretario Uilm, lo scioperò di venerdì è stato però un fallimento: «Visto questo risultato, il modello mi sembra più il Real Madrid: hanno perso».