(Siegmund Ginzberg ཿl’Unità 26/6/2003), 26 giugno 2003
"Molto più della caduta degli idoli di bronzo, il miracolo che aveva acceso speranze era stata la fulminea comparsa, per le strade di Baghdad, di centinaia di giornali, pubblicazioni, volantini, di tutti i tipi, una vera e propria eruzione di un vulcano soffocato così a lungo, decenni di media di regime, controllati da Saddam e dai suoi figli
"Molto più della caduta degli idoli di bronzo, il miracolo che aveva acceso speranze era stata la fulminea comparsa, per le strade di Baghdad, di centinaia di giornali, pubblicazioni, volantini, di tutti i tipi, una vera e propria eruzione di un vulcano soffocato così a lungo, decenni di media di regime, controllati da Saddam e dai suoi figli. Spontanea, irresistibile, ingenua. Ma anche questa speranza si è rivelata di breve durata. Torna la censura. Il responsabile dell’occupazione Paul Bremer ha emanato un editto con cui si proibiscono le notizie sgradite, e in particolare quelli che possono essere considerati attacchi contro le forze di coalizione o "di una parte degli iracheni contro gli altri". Bremer si è sforzato di spiegare che la misura non intende mettere il bavaglio alla libertà di espressione ma porre un freno "a coloro che incitano alla violenza politica, e coloro che riescono a incitare alla violenza politica". "In particolare contro le donne", ha aggiunto, certo di toccare un tasto ad effetto. Ma sta di fatto che quel che si deve dire o pubblicare (della tv gli americani si sono accortamente tenuti il monopolio sin dall’inizio), lo decidono gli occupanti".