(Giancesare Flesca, ཿl’Unità 19/6/2003), 19 giugno 2003
"Per quei dilanianti contrasti che la storia spesso ci offre, l’ayatollah Alì Khamenei, ai tempi della Rivoluzione, aveva l’onore di tenere la predica del venerdì all’Università di Teheran
"Per quei dilanianti contrasti che la storia spesso ci offre, l’ayatollah Alì Khamenei, ai tempi della Rivoluzione, aveva l’onore di tenere la predica del venerdì all’Università di Teheran. I padri dei ragazzi che adesso vengono bastonati e incarcerati per suo ordine lo ascoltavano perché, tra i personaggi del clero militante, era uno dei più dotti e raffinati. Di quella cultura, ma soprattutto di quella raffinatezza, oggi non è rimasto più nulla. Dalla sua roccaforte di Qom egli comanda, proclama, manovra per reprimere ogni vento di libertà". Eletto ayatollah supremo nell’89 (cinque mesi dopo la morte di Khomeini), "per tutti questi anni ha sabotato ogni apertura democratica verso occidente che hanno compiuti i due presidenti della Repubblica islamica passati sotto il suo torchio, Rasfanjani prima e adesso Khatami. Quest’ultimo ha dovuto tirare il freno per salvare la testa lasciando gli studenti e i liberali al loro destino, dopo esserne stato il maggior punto di riferimento per anni e anni".