20 giugno 2003
MEDA Guido
MEDA Guido. «Fino a qualche anno fa era un grigio redattore sportivo di Mediaset, uno di quelli che la domenica vanno a bordo campo, fanno il temino per Sandro Piccinini, sposano una redattrice, stanno molto attenti ai turni settimanali ed estivi. Poi arriva la proposta di seguire le moto, di cui, probabilmente, Meda non sa nulla. Ma la tv moderna si basa non tanto sull’enunciato (ciò che viene detto e, per esteso, la competenza) ma sull’enunciazione (l’atto della comunicazione, i modi con cui le cose vengono dette). Per farla breve, adesso Meda gode persino di un fans club. Ha fatto una scelta rischiosa (finire rinchiuso in qualche paddock inospitale) ma la fortuna gli è stata amica: con quei duelli nella classe regina fra Rossi, Capirossi e Biaggi l’audience è assicurata. Meda ci mette ardore nel raccontare la gara, usa un linguaggio colorito per descrivere i sorpassi, ruba molti termini alla più articolata cronaca calcistica e sembra inventare. I suoi fans, ad esempio, impazziscono quando lui dice "francobbolare", non sapendo che questo verbo in altri ambiti è già frustro. Ma dice anche: "Valentino si è fatto un paiolo così". Di solito il telecronista descrive ciò che anche lo spettatore vede, Meda invece si esalta pure per le seconde file, per chi, dalle retrovie, conquista con fatica qualche posizione. Aiutato dall’ex campione Loris Reggiani, si riempie la bocca di "staccate", "derapate", "lunghi" dando l’impressione di essere entrato pienamente nella parte. La moto ha sempre avuto telecronisti molto noiosi e ora Meda, ne sappia o no, trasmette complicità» (Aldo Grasso, "Corriere della Sera" 17/6/2003).