Varie, 17 giugno 2003
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Sabatini Gabriela
• Buenos Aires (Argentina) 16 maggio 1970. Ex tennista. A 13 anni 7 mesi e 7 giorni fu la più giovane vincitrice dell’Orange Bowl Under 18 di Miami. Campionessa mondiale Juniores nell’84 è diventata pro nell’85, arrivando fino al numero 3 mondiale (il 26 aprile ”95) e accumulando 9 milioni di dollari, sponsor esclusi. Ha vinto l’U.s. Open nel ”90 e altri 26 tornei (4 Internazionali d’Italia). In crisi dal 1993, si è ritirata il 24 ottobre 1996 con un annuncio al Madison Square Garden. «[...] Di orgine italiana, Gabriela pareva una creola dalla bruna aureola, aveva una charme infinito pur con qualche connotazione virile, soprattutto nel modo di porgere un fondoschiena sublime. Benvenuti a Gabyland, inneggiava una enorme strisca di quegli anni ruggenti. [...]» (Gianni Clerici, ”la Repubblica” 14/5/2005). «Nel 1996, quando diede l’annuncio del suo ritiro dal tennis al Madison Square Garden di New York, molti sospettarono che sarebbe tornata. Di sicuro, a 26 anni, la ex numero tre, che aveva guadagnato 9 milioni netti di dollari di premi in denaro, vinto 27 titoli nel singolo tra cui gli Open Usa del 1990, avrebbe preso una pausa, si sarebbe riorganizzata e sarebbe ritornata. Invece non toccò più una racchetta da tennis per i due anni successivi [...] ”Il tennis ti tiene nella sua bolla. Volevo sperimentare la vita al suo esterno: di solito mi svegliavo, facevo colazione e mi esercitavo per due ore, pranzavo, riposavo un po’ e mi allenavo per un’altra ora. All’inizio era molto divertente, ma dopo qualche anno era diventato un lavoro come andare in ufficio. Non si può dire ”oggi non me la sento di giocare’, non puoi permetterti di farlo”. Undici mesi all’anno in giro per il mondo: ”Non avevo una casa e vivevo negli alberghi. Adesso, odio dover preparare le valigie. Una volta dovevo farle tutte le settimane. Con i vestiti che andavano lavati o spediti da qualche parte”. un quadro deprimente, l’acclamata giovane campionessa che lascia uno stadio in festa per contemplare una montagna di indumenti sporchi. Lei però viaggiava senza un seguito di assistenti - solo un allenatore, suo fratello - al quale è molto vicina - o i genitori. Nel circuito era considerata riservata, perfino arrogante: salutava appena gli altri giocatori, impressionando con i suoi abiti scuri, che contribuivano al ritratto di fosca diva latina. Ma era timida, racconta, e molto, molto giovane in un gioco che esige una concentrazione intensa, da gladiatore. [...] Dopo il suo trionfo agli Open statunitensi ebbe un paio di anni buoni, nei quali tra l’altro arrivò seconda contro la Graf alle finali di Wimbledon. Nel 1993, però, agli Open di Francia era avanti 6-1, 5-1 con Mary Joe Fernandez, poi l’incontro le venne strappato 6-1, 6-7, 8-10 in una maratona di tre ore e 36 minuti. ”Nel 1993 cambiai tre volte allenatore. Non ero soddisfatta, non riuscivo a trovare la persona giusta. L’anno dopo andava di peggio in peggio. Mi svegliavo al mattino e pensavo, ”mio Dio devo andare ad allenarmi e non ho voglia di farlo. Voglio fare altro. Volevo semplicemente una vita normale’”» (Janice Turner, ”Corriere della Sera” 17/6/2003).