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 2003  giugno 16 Lunedì calendario

BRANCA

BRANCA Marco Grosseto 6 gennaio 1965. Ex calciatore. Giocò con Sampdoria, Cagliari, Fiorentina, Udinese, Parma, Inter e Roma. Adesso direttore tecnico dell’Inter • « stato l’ultimo acquisto della prima campagna acquisti di Massimo Moratti. Fu Sandrino Mazzola, assistito dalla fedele segretaria Ileana Aimonti, a firmare il contratto con la Roma alle diciannove in punto di giovedì 9 novembre 1995: il quasi trentunenne Marco Branca all’Inter, il ventiduenne Marco Delvecchio in prestito più cinque miliardi di lire alla società capitolina. Il Cigno di Grosseto, appellativo datogli dagli intenditori della sua città di origine per contrapporlo al Cigno di Utrecht, Marco Van Basten, al quale veniva accostato per destrezza tecnica ed eleganza nei movimenti, era finalmente sbarcato nella società che più di tutte lo aveva inseguito. Praticamente ad ogni stagione Ernesto Pellegrini era sul punto di prenderlo, poi per un motivo o per l’altro l’affare puntualmente saltava. E allora Marco rimbalzava da Cagliari a Udine, dalla Sampdoria alla Fiorentina, tornava nelle città dov’era stato amato, veniva attratto da Parma e dalla capitale. Quando, in netto ritardo sul normale ciclo di un attaccante, Branca ebbe a disposizione una grande squadra, ecco che dimostrò immediatamente fosse nel giusto il presidente Pellegrini a corteggiarlo e quanto avesse visto bene il Baffo nel volerlo a Milano a coronamento di un mercato fantasmagorico: Marco mise a segno 17 reti in 24 partite. Una media da scudetto (oltre che il suo record personale) che però non diede all’Inter nè quello nè altri traguardi. L’anno successivo ci fu una brusca frenata originata più che altro da qualche infortunio e da motivazioni tattiche: 5 le reti realizzate su ventuno presenze. Con la beffa finale di una coppa Uefa praticamente vinta e poi sfumata ai rigori davanti al disperato pubblico di San Siro. E allora, dopo aver rinnovato l’iniziale contratto biennale (da tre miliardi netti complessivi), ecco che l’Inter di Gigi Simoni e dello scatenato Ronaldo non riuscì a utilizzare le risorse del Cigno, appiedato da una serie nera di guai fisici. Così, avendo segnato un gol in sette partite, nel febbraio decise di cogliere l’opportunità offertagli dal Middlesbrough e si trasferì, lasciando un’Inter che filava verso lo scudetto. Si risparmiò così la beffa di Torino ma non riuscì a prendere parte alla gioia di Parigi in quella che è rimasta sinora l’unica notte di gloria vissuta da Moratti. In Inghilterra, Branca piazza un finale di campionato entusiasmante con nove reti in undici partite. Poi però si fa male e il cinico direttivo del Middlesbrough decide di ripudiarlo. Ne segue una lunga vertenza legale, poi risoltasi a favore del giocatore. Che però sta fermo un anno intero finché, nell’aprile del 2000, viene prestato al Lucerna. Ormai trentacinquenne, carico di acciacchi, dimostra comunque che la classe non ha età e firma due reti in nove gare. La carriera viene a chiuderla in quella Milano che è ormai diventata la sua residenza stabile. Salvatore Fiore, general manager del Monza, lo chiama in B nel club brianzolo allenato da Antonelli. Branca comincia alla grande con tre gol in quattro partite e contagia i giovani con il suo entusiasmo. Ma la stagione è stregata e la sua uscita di scena precoce: lascia le scene prima che ilMonza s’inabissi in C» ("La Gazzetta dello Sport” 16/6/2003).