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 2003  giugno 16 Lunedì calendario

Spagnoletti Giacinto

• . Nato a Taranto il 18 febbraio 1920, morto a Roma il 15 giugno 2003. Saggista, narratore e poeta, docente di letteratura italiana moderna all’Università degli Abruzzi, deceduto ieri nella capitale. «Creativo (Sonetti e altre poesie del 1941) e critico (Sbarbaro , 1943); per poi affinare gli strumenti del proprio operare studiando la metodologia critica di Renato Serra (1943), avvicinandosi a De Robertis e a Giacomo Debenedetti, dai quali apprende l’importanza dello studio stilistico, ma pure della componente psicologica degli autori. Romanziere - esordisce da Vallecchi nel 1946 con Tenerezza, per proseguire con Le orecchie del diavolo (Sansoni 1954) e Il fiato materno (Longanesi 1971) - è però con l’Antologia della poesia italiana contemporanea (Vallecchi 1946) che lascia un segno nel mondo letterario, accogliendo in quella autorevole silloge una ricca presenza di autori, con ampio margine a Ungaretti, Montale, Saba, Luzi, ma pure a un sin lì praticamente dimenticato Rebora (ben 12 testi). Inquieto antologista, sarà pronto a rivedere in successive antologie le proprie scelte (ne editerà altre da Guanda nel 1950, continuamente ristampata, e da Mondadori), senza mai sottrarsi a opzioni stimolanti pur se discusse, come nella Poesia dialettale dal Rinascimento a oggi (con Vivaldi, per Garzanti, 1991). Tutto in linea con una curiosità che lo porta a occuparsi tra i primi della Merini e di Angelo Fiore, come pure a rivedere angoli dimenticati dei secoli scorsi (l’Jcosameron di Casanova; certi scapigliati). Ma troppi sono i suoi titoli critici e poetici per poterli richiamare tutti, considerando traduzioni dal francese e collaborazioni a quotidiani, riviste e programmi Rai. C’è però un’opera capace di suggerire la modalità critica d’un autore libero da rigidi parametri ideologici e storici, la cui pacatezza di fine lettore non impedisce di celare le proprie insofferenze. E sono i tre volumi della Letteratura italiana del nostro secolo (Oscar 1985; poi Newton 1994): un panorama minuzioso ma libero, ora approfondito su alcuni, ora glissante su altri, che suscitò polemiche per talune esclusioni (Bellonci, Fruttero e Lucentini, Consolo) e per personali idiosincrasie (da Sanguineti a Eco, Arbasino, Manganelli, Del Buono). In una polemica recensione ci fu chi (Giuseppe Cassieri) giunse a definirlo quasi sprezzantemente "asceta della letteratura-per-la-letteratura". Ebbene: non credo che a Spagnoletti questa definizione sia suonata come un insulto. Anzi» ("Corriere della Sera" 16/6/2003).