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 2003  giugno 12 Giovedì calendario

Rocca Roberto

• Milano 1 febbraio 1922, Milano 11 giugno 2003. «Una delle 300 persone più ricche del mondo secondo la rivista "Forbes", un capitano d’industria, un uomo senza paura [...] Ingegnere laureato al Politecnico di Milano e al Massachusetts Institute of Technology; presidente onorario del colosso mondiale Techint, 30 società con 42 mila dipendenti e un fatturato di 7,8 miliardi di dollari (ingegneria ed impresa, estrazione del petrolio, servizi ed anche sanità, come in Italia, con l’ospedale Humanitas di Milano e il Gavazzeni di Bergamo). [...] Presidente di Tenaris, gigante dell’acciaio che controlla il 35 per cento della produzione mondiale di tubi senza saldatura; presidente della Dalmine italiana; vincitore nel ’99 del Willy Korf Award, massima onorificenza internazionale riservata agli imprenditori siderurgici; presidente della fondazione culturale "Agostino ed Enrico Rocca", più altre cose ancora. [...] Non è stato solo un ricco, un potente, o un artista e sportivo per passione personale (la musica, la pittura, il tiro con l’arco, il collezionismo di farfalle, la cucina). Non è stato solo il capo [...] o l’anziano signore che d’estate si arrampicava con il motorino su per le stradine dell’isola d’Elba [...] Ma è stato anche il ragazzo riservato, pure timido, che si trovò davanti un padre come Agostino Rocca, l’inventore della siderurgia italiana, uno che dall’Italia al Sudamerica era riuscito a ricostruire tutto il suo mondo dopo la guerra, calamitando migliaia di altri destini. Caratteri diversi, epoche diverse. Non era facile, ereditare l’impero Techint: "Ho riletto proprio oggi – scriveva alla moglie nel ’67 lo stesso Agostino Rocca – quel pensiero di Leopardi sul peso che un padre dotato di personalità rappresenta nella vita di un figlio anch’esso dotato...". Ma il passaggio avvenne, l’impronta rimase, l’impero si rafforzò pur fra le crisi che dilaniavano Argentina e Italia. Roberto Rocca non aveva il piglio del capitano "duro", né di colui che considera il rischio d’impresa come una stella polare. Ebbe anch’egli i suoi contrasti e incomprensioni, con i governi e i singoli. Però doveva essere un’altra, la trama vera della sua stoffa: "Mio padre è stato un imprenditore puro – ricorda il figlio Paolo – che ci ha lasciato un sistema di valori condivisi e consolidati, una passione ma anche un’etica del lavoro che dovrà restare la nostra bussola". Ognuno ha i suoi ricordi: "Io non sarò molto obiettivo perché con Roberto ho lavorato una vita – dice il cugino Adalberto Cortesi, vicepresidente della Tamsa messicana – ma tre cose posso dire con certezza: era buono; era buono; era buono. Vorrà dire qualcosa, se ieri ci sono stati nostri tecnici che ci hanno telefonato da oltre l’Oceano: ’Date un bacio all’ingegnere anche per me’, dicevano". La vita di Rocca è stata anche dolore: probabilmente, dice chi meglio lo conobbe, cominciò a tramontare quando il primogenito Agostino morì precipitando su un aereo fra le nevi della Patagonia» (Luigi Offeddu, "Corriere della Sera" 12/6/2003).