Vincenzo Cito, "La Gazzetta dello Sport" 10/6/2003;, 10 giugno 2003
Alberto Dionisi, cinquantenne "scienziato dell’arbitraggio", col suo staff composto da una decina di collaboratori, tra i quali due psicoterapeuti, studia ogni domenica il profilo psicologico dei nostri direttori di gara
Alberto Dionisi, cinquantenne "scienziato dell’arbitraggio", col suo staff composto da una decina di collaboratori, tra i quali due psicoterapeuti, studia ogni domenica il profilo psicologico dei nostri direttori di gara. Partito dall’intuizione che «il regolamento è la costante, l’arbitro è una variabile», visionate in 30 anni 20mila partite, ha scoperto che «un arbitro non è mai contento di dover ammonire. Ma se viene tranquillizzato dal giocatore, che con un sorriso o con una stretta di mano conferma una decisione, è possibile che in un ipotetico successivo intervento ci sia più discrezionalità. Se dopo un fallo mi comporto nel modo giusto, avrò meno ripercussioni. Succede anche nella vita di tutti i giorni: se uno vi sorpassa da destra ma si scusa, la prendete meglio».